5×13 – REASON TO HOPE

Se vi siete persi gli episodi della prima,seconda, terza e/o quarta stagione, cliccate qui: 

PREVIOUSLY ON CROSSROADS

Volevo inoltre ringraziare tutti per il supporto e per seguire la storia, dai grafici del blog sembrate davvero tanti! E siamo arrivati  all’ultima stagione di CrossRoads.. Ora più che mai ho bisogno del vostro parere per salutare degnamente Liz and company 🙂


MIAMI, OGGI


Colonna Sonora – Tears In My Heart (2 scene)

Hank apre lentamente un occhio, poi l’altro, rilassato. Intorno a lui l’arredamento di quello albergo moderno in cui i Carpe Diem soggiornano ormai da una settimana. La radio lo accompagna lentamente nel risveglio con una ballata country. Hank si stira, sente i muscoli delle gambe flettersi naturalmente, e per un attimo si ricorda che purtroppo, fino a poco tempo fa, naturale non lo era affatto. Fa per alzarsi dal letto, poi la musica si interrompe e la voce del vocalist riempie la camera.

“E per accompagnare tutti quelli che stanno andando al lavoro ascoltando la nostra radio, ecco ora un pezzo che è un elogio alla musica e a quello che rappresenta nella vita di ognuno di loro. Il nuovo singolo dei Carpe Diem, presentato ieri ufficialmente all’Hard Rock Stadium di Miami, segna il ritorno sulla scena di Frank Berkley, il batterista del gruppo costretto ad una lunga riabilitazione a seguito di un incidente automobilistico. Il musicista e il resto del gruppo hanno ricompensato la lunga attesa con un concerto tra i più toccanti, inaugurando la serata con, appunto, questo pezzo e un discorso sul valore della musica. Bentornati Carpe Diem!”

Hank sente le note della canzone che ha scritto con Nick durante la riabilitazione arrivare in camera. Gli torna alla mente la sensazione della sera precedente, quella di essere sul palco e vedere la folla piangere, gridare, muoversi a tempo. La sensazione appagante di avercela fatta, ancora una volta.  Sorride in direzione del soffitto, mentre i piedi seguono il ritmo della sua batteria, e per una volta non si concentra sulle imperfezioni della performance ma sull’emozione provata nel suonare.

HANK: Bentornati, Carpe Diem.




Nick lo raggiunge quasi correndo, mentre Hank si avvicina al buffet, affamato.

NICK: Abbiamo spaccato, bello!

Hank sorride, mentre Nick continua, inarrestabile.

NICK: Hai visto quanta gente? E come urlavano? Credo che il nuovo singolo sia piaciuto.  Insomma, come potrebbe essere altrimenti? Lo abbiamo scritto con il cuore, e il pubblico nota queste cose…

Mackenzie si avvicina ai due, guarda Hank con un sopracciglio alzato.

MACKENZIE: Avevi dimenticato com’era Nick nei post concerti, di’ la verità.

Hank sorride, ironico.

HANK: Mi sembrava avesse smesso….

MACKENZIE: Otto mesi sono stati tanti anche per lui.

Hank fa una smorfia dispiaciuta in direzione di Mackenzie, che subito gli sorride.

MACKENZIE: Ma ora sono passati.

NICK: Potreste gentilmente smettere di parlare di me come se non fossi qui?

Nick li guarda, fintamente offeso, poi si apre in un sorriso.

NICK: Stanotte non riuscivo a dormire. Troppa adrenalina. E stamattina mi sono svegliato…

“Da solo”.

I tre si girano, vedono Login sbadigliare mentre si avvicina a loro.

MACKENZIE: E tu invece?

Logan li guarda assonnato.

LOGAN: Io ho il cane da guardia. Ma il signorino no. E ieri si era portato in camera una ragazza niente male.

Mackenzie si volta verso Nick, curiosa.

MACKENZIE: E dov’è?


MIAMI, LA SERA PRIMA


Nick si era avvicinato al backstage, un asciugamano intorno al collo.

LOGAN: Ed ecco la nostra star!

Il ragazzo si era girato in direzione di Logan, che stava firmando gli autografi ad alcune ragazze eccitatissime di vederli da vicino. Le giovani avevano iniziato ad urlare appena avevano visto entrare Nick. Logan le aveva rimproverate, sorridendo.

LOGAN: Non c’è bisogno di fare tutto questo rumore, ragazze…. Altrimenti saremo costrette a mandarvi via…

Nick lo aveva guardato, mentre Logan si osservava intorno furtivo. Aveva alzato un sopracciglio, mentre una ragazza gli piazzava un cd da autografare tra le mani.

NICK: E dov’è Addison?

LOGAN: Non lo so e non mi interessa. Lasciami cinque minuti libero.

“E tu, sei libero?”

Nick si era girato verso la ragazza che aveva parlato, per un attimo era rimasto spiazzato da quegli occhi azzurri.

LOGAN: Vedi qualcun altro oltre a lui? Certo che è libero!

Logan gli aveva fatto un occhiolino, complice, e Nick non aveva avuto la forza di smentirlo.




Dopo nemmeno un’ora Nick aveva aperto la porta della sua camera, e la ragazza aveva cominciato a baciarlo, cercando di togliergli la maglia.

RAGAZZA: Non ci credo. Sto baciando Nick dei Carpe Diem!

Nick l’aveva guardata, cercando di capire da quanto esattamente fosse diventato solo “Nick dei Carpe Diem”, e perché si stesse prestando a tutto questo, come ormai faceva da anni. Aveva tentato di non pensarci, con le mani aveva cercato il corpo di quella ragazza chiedendosi perché non si fosse stordito con più alcol. La ragazza si era tolta la maglietta, lo aveva guardato con i suoi occhi azzurri.

RAGAZZA: Comunque piacere, io sono Betty.

Nick si era fermato di colpo, l’aveva allontanata con una mano, gli occhi fissi nei suoi anche se in realtà non la stava guardando davvero. Gli occhi che aveva in testa erano di un’altra, con un nome simile a quello della ragazza.

NICK: Mi dispiace.

La ragazza aveva inclinato la testa di lato, confusa.

BETTY: Di cosa ti dispiace?

Nick aveva continuato a scuotere la testa, deciso.

NICK: Non ci riesco.

BETTY: Non riesci a fare cosa?

NICK: Io, tu… Tutto questo. Non ci riesco.

Betty lo aveva guardato improvvisamente ostile, le mani sui fianchi.

BETTY: Mi stai mandando via?

Al ragazzo non era rimasto da fare altro che annuire.


MIAMI, OGGI


I tre guardano Nick, seduti al tavolo della colazione. Il ragazzo finisce di raccontare e avvicina il bicchiere di spremuta alle labbra.

LOGAN: Beh, capita anche ai migliori. Non te la prendere.

Mackenzie si gira verso di lui, scettica.

MACKENZIE: Hai capito quello che ci ha raccontato Nick, vero?

LOGAN: Pensi che sia scemo?

MACKENZIE: A volte.

Nick sorride debolmente a quello scambio di battute, poi si gira verso Hank, che si sta schiarendo la voce.

HANK: Probabilmente il concerto di ieri sera ti ha fatto tornare in mente delle cose. È successo anche a me, credo che sia normale.

I tre si girano a guardare il batterista, Nick lo osserva, serio.

NICK: E come hai affrontato la cosa?

Hank alza le spalle, si appoggia allo schienale della sedia, le mani sulla nuca.

HANK: Stamattina mi sono svegliato, e dopo tanto tempo ero sereno. Ho semplicemente deciso che voglio continuare ad esserlo.

Mackenzie guarda il ragazzo, fa un sorriso complice.

MACKENZIE: Mi sembra un ottimo proposito.

Poi il cellulare di Hank, appoggiato al tavolo, suona, facendo girare tutti. Ognuno di loro può leggere sullo schermo il nome di Liz.


NEW YORK, OGGI


Liz apre gli occhi a fatica dopo aver sentito chiudersi la porta di casa. Mette istintivamente le mani sugli occhi, li sente esausti, come se avesse pianto per tutta la notte. Cosa che non si allontana molto dalla realtà. Ha pianto per Phil, per quello che gli è successo, per Hank, per quello che ha combattuto, per Ethan, per come è finita. Ha pianto soprattutto per lei, e per quello che ha perso. Jessy è rimasta accanto a lei, cercando di consolarla come poteva e poi stando semplicemente in silenzio. Si è seduta sul pavimento accanto a lei, mentre il concerto dei Carpe Diem proseguiva, lasciandola sfogare finché Liz non ha avuto la percezione di aver finito le lacrime. La ragazza si alza dal letto, intontita arriva in cucina. Jessy le ha lasciato il caffè ancora caldo, il computer aperto sulla pagina della musica. Un piccolo trafiletto dedicato ai Carpe Diem del Rock Magazine attira la sua attenzione, insieme alle date successive del tour, che partirà dalla settimana prossima. Liz legge anche New York nelle prossime tappe. Sovrappensiero, pensa ad Hank e all’ultima volta che si è trovato a New York: all’incidente, alla sua disperazione, alle sue lacrime e alla sua sensazione, seppur nel dolore più totale, di avere persone a cui aggrapparsi. Riguarda il trafiletto di giornale accompagnato da una foto dei Carpe Diem, si concentra sul viso di Hank, lo sovrappone all’espressione di gioia che aveva durante il concerto. E allora decide di chiamarlo.


MIAMI, OGGI


Colonna Sonora – One Call Away (2 scene)

Hank continua a guardare il telefono squillare, paralizzato.

LOGAN: Rispondi.

Hank alza lo sguardo, la serenità da tanto raggiunta ora vacilla davanti a quel nome, a quella voce che non sente da quasi otto mesi.

NICK: Forza, bello.

E allora Hank si alza, afferra il cellulare e i passi che fa dal tavolo alla terrazza dell’hotel gli sembrano i più lunghi della sua vita.

HANK: Pronto?

LIZ: Ehi… Ciao. Come stai?

HANK: Io… Bene, grazie. Tu?

Liz fa un profondo respiro, cercando di mantenere ferma la voce.

LIZ: Io… Bene. Ho visto il concerto ieri sera.

Ed è più forte di lui, qualcosa che non è mai riuscito a controllare.

HANK: E come ti è sembrato?

LIZ: Meraviglioso.

HANK: E io…Io…

LIZ: Considerato quello che ti è successo, hai suonato benissimo.

Hank si appoggia alla balaustra, ora più rilassato.

HANK: Sto continuando la riabilitazione, te l’avevo detto…

LIZ: Sì, ricordo.

Hank ripensa ai loro scambi di messaggi, sempre superficiali, mentre quel sentimento continua ad esplodere prepotentemente in una parte remota di lui.

LIZ: Ho visto che tornerete a New York…

HANK: Sì, è una delle ultime tappe. Tu… Tu verrai?

LIZ: Certo che verrò.

Hank si abbandona ad un sorriso, finalmente sereno.

LIZ: Hank.

HANK: Sì?

LIZ: Io… Ti ringrazio.

Hank rimane in attesa, confuso.

LIZ: Ti ricordi, ti dissi… Che dovevi farcela, che dovevi farlo anche per me. E ce l’hai fatta, e io… Sono fiera di te. Sono fiera della persona che sei. Ne hai fatta di strada da quando ti lamentavi in continuazione che non saresti arrivato da nessuna parte.

Hank ride brevemente.

HANK: Se non sbaglio ti lamentavi anche tu, eppure tra poco uscirà il tuo ennesimo libro. Quando, esattamente?

Liz si irrigidisce, anche se cerca di rispondere in tono leggero.

LIZ: Appena avrò deciso il finale.

Eppure Hank si accorge di quel tentennamento, prova ad indagare.

HANK: Ethan cosa ne pensa?

Per un attimo Liz si chiede come faccia Hank a non sapere niente, poi si ricorda che Jessy e Ellie hanno interrotto le loro relazioni. Sono diversi, ora. Tutti loro.

LIZ: Lui… Non dice niente. E’ un libro in fondo, no?

HANK: Non è mai solo un libro. Come non è mai solo una canzone.

Liz sorride tristemente.

LIZ: Sei diventato più bravo di me a scrivere.

HANK: Basta solo guardarsi dentro. Le parole escono da sole. Se escono a me, figurati a te.

Liz chiude gli occhi, sente le guance rigarsi di lacrime.

LIZ: Proverò a seguire il tuo consiglio. Allora… Ci vediamo presto.

HANK: A presto, Liz.

Hank aspetta fino al momento in cui la linea si interrompe, rimane fermo, il telefono contro l’orecchio, a guardare il mare calmo di Miami, e ad immaginare cosa stia facendo Liz in quel momento.


NEW YORK


DOTT. BROOKE: Quindi hai deciso?

Jessy guarda la psicologa, annuisce.

JESSY: Penso di sì, ma volevo prima confrontarmi con lei.

La dottoressa la guarda seriamente, incrociando le mani e appoggiandovi sopra il mento. Jessy la guarda a sua volta, senza abbassare lo sguardo, grazie alla confidenza scaturita da otto mesi di terapia con quella dottoressa.

DOTT.BROOKE: Io penso che tu non abbia bisogno di me.

Jessy la guarda corrugando le sopracciglia, il dubbio che la dottoressa si sia per qualche motivo offesa.

JESSY: No io… Tengo molto in considerazione il suo giudizio…

DOTT. BROOKE: Lo so, e ne sono molto lusingata. Così come sono felice del rapporto che siamo riuscite a creare in questi mesi. So che eri molto legata al dottor Grey, e che hai bisogno di tempo prima di poterti fidare di qualcuno…

JESSY: Ma il dottor Grey ha molta stima di lei. Mi ha dato lui il suo recapito per continuare il mio percorso con lei e ora…

DOTT.BROOKE: E ora penso che il tuo percorso sia finito.

Jessy la osserva, improvvisamente tentennante.

JESSY: Lei ne è sicura?

La dottoressa la indica, sorridendo.

DOTT.BROOKE: Guardati. In otto mesi ti sei trasferita in una città e sei ripartita da zero, sei andata a vivere da sola, lontano dai tuoi genitori. Hai trovato un lavoro, e hai sviluppato interessi tali da convincerti a ricominciare un percorso universitario. Sei ripartita, Jessy. Ora sei in grado di ingranare le marce da sola.

Jessy guarda la dottoressa, un magone di liberazione e ansia le blocca la gola.

JESSY: Quindi pensa che dovrei iscrivermi al corso?

DOTT.BROOKE: Penso che tu sappia capire cosa vuoi, ora. E questo è un ottimo punto di partenza per poter avere la vita che desideri.




Liz si sistema i capelli con un elastico, cerca un posto libero all’interno della biblioteca ghermita di gente. Stringe il manico della borsa con all’interno il computer, si dirige verso i tavoli secondari.

“Oggi il primo piano è pieno”.

La ragazza si gira di colpo, vede Harry sorriderle.

HARRY: Però al piano di sopra dovresti trovare un buco.

LIZ: Ah, io… Grazie mille.

Harry le sorride, fa per aggiungere qualcosa ma Liz lo supera velocemente, dirigendosi alle scale che conducono al piano superiore.


CALIFORNIA, OGGI


Ellie alza di colpo gli occhi dai moduli che sta compilando, quando vede il professor Rouge andarle incontro.

PROF.ROUGE: Allora, hai fatto tutto?

Ellie annuisce, pronta.

ELLIE: Ho fatto tutto.

PROF.ROUGE: Ora puoi prepararti per il grande evento. E ancora di più per il tuo nuovo lavoro.

Ellie sorride, entusiasta.

ELLIE: Il periodo di stage all’università dovrebbe iniziare …

PROF.ROUGE: Tra una settimana.

Ellie guarda il professore, sgranando gli occhi.

ELLIE: Ma io.. Mi laureo tra una settimana.

Il prof. Rouge annuisce, sbrigativo.

PROF.ROUGE: Mi sono permesso di consegnare la tua domanda per lo stage stamattina.

ELLIE: Io non sono ancora laureata.

Il professor Rouge le fa un occhiolino di intesa.

PRO.ROUGE: Lo so, ma l’alternativa era aspettare il prossimo bando, non prima di giugno.

ELLIE: Giugno? Ma è tra nove mesi….

PROF.ROUGE: E’ la stessa cosa che ho pensato io.

ELLIE: Ma, insomma… Si può fare domanda ancora prima della laurea?

PROF.ROUGE: Per le allieve migliori, sì.

Ellie sorride, lusingata.

ELLIE: Allora…

PROF. ROUGE: Allora tra una settimana ti laurei, e il giorno dopo sei di nuovo con noi, stavolta come collaboratrice. Ma ora cerca di compilare bene tutti i documenti, e poi avvisa tutti i tuoi amici. Il tempo stringe, dovrai dar loro il tempo di organizzarsi!

Elie sorride al professore, lo guarda allontanarsi mentre il sorriso le si congela sul volto e lei si ritrova a chiedere chi dovrebbe avvisare.

SEGRETARIA: Ha finito?

Ellie si gira di colpo, tornando alla realtà.

ELLIE: Sì io… Riguardo un attimo…

Rimette gli occhi sui vari fascicoli, mentre con la mente vaga alla sera precedente, al concerto visto in TV e ai pensieri fatti. Si riscuote, scrive il titolo del progetto, “Try”, e per un attimo si ferma, guarda quelle tre lettere tremolanti, ricorda il primo momento in cui aveva “provato”, in cui lei e Mackenzie si erano baciate davanti a casa sua. E non le era importato tutto quello che ne era seguito, perché quel momento era valso tutto. Lascia i fogli lì, quasi scappa dalla segreteria, corre lungo i corridoi prima di arrivare sulle scale dell’università. A quel punto estrae il telefono e la chiama.


MIAMI, OGGI


I Carpe Diem entrano nella sala conferenza acclamati da voci di fan e flash dei fotografi. Roy Murple si accomoda all’estrema destra, accanto a Logan, mentre Addison rimane a guardare tutto da dietro le quinte.

ROY MURPLE: Come promesso, eccoci qui. Vi ricordo che le domande private non sono gradite, e che il nostro tempo è limitato.

I giornalisti sembrano non sentire le parole del manager, cominciano subito a richiamare l’attenzione agitando la mano. Nick non può fare a meno di cercarla, anche se sa che è a migliaia di chilometri da lui.

GIORNALISTA: Hank, com’è stato tornare sul palco?

Hank guarda il giornalista, sorride.

HANK: E’ stato come tornare a vivere. Insomma, è un po’ quello che mi è successo. All’inizio pensi che non ce la farai mai, ma poi stringi i denti, ti rimbocchi le maniche, e senza nemmeno accorgertene… Torni a vivere.

La dichiarazione viene seguita per un attimo dal silenzio e da cenni d’assenso, poi Roy Murple indica un altro giornalista.

GIORNALISTA2: Il nuovo singolo parla di questo? A cosa vi siete ispirati?

NICK: Penso che l’esperienza di Hank, per quanto singolare, si possa declinare a situazioni diverse nella vita di ognuno di noi. Il trucco è non lasciarsi andare. E’ difficile, io stesso a volte ho difficoltà ad affrontare ciò che la vita mi riserva ma… Bisogna provarci. E la musica… La musica ci dà una grande mano.

Nick fa un sospiro, inconsciamente guarda l’unica telecamera situata in un angolo della sala.

NICK: Perché lei non mi ha mai lasciato. Mai. Ed è la mia storia d’amore più lunga, il mio rapporto più sincero. Posso essere sempre me stesso quando ho in mano un microfono. E so che finché continuerò a tenerlo stretto, non importa cosa mi accadrà. Non mi abbandonerà mai.


NEW YORK, OGGI


Matt vede Beth raggiungerlo davanti alla TV.

BETH: E’ la conferenza dei Carpe Diem?

Matt annuisce, sovrappensiero.

MATT: Dovremo mandare qualcuno a fargli un’intervista. Il loro ritorno sul palco è stato molto toccante.

Beth annuisce, gli occhi fissi sullo schermo, su Nick che viene inquadrato un attimo prima di passare al primo piano di Hank, che si appresta a rispondere alla prima domanda.

“Buongiorno”.

Beth si gira di colpo, vede Will entrare in redazione, distogliere lo sguardo appena incrocia il suo.

MATT: Ehi, Will. Cos’hai da fare la prossima settimana? Ti andrebbe di andare a Miami?

Will si avvicina ai due, guarda lo schermo curioso.

WILL: Di chi parliamo?

MATT: Dei Carpe Diem. Non so dove fossi, ma hanno fatto il loro rientro sulle scene ieri sera. L’evento musicale più visto dall’inizio dell’anno.

Will guarda ancora un attimo lo schermo, riconosce nei volti dei musicisti gli stessi che ieri sera Beth ha visto nel pub, che l’hanno portata ad alzarsi e andarsene nel bel mezzo del loro appuntamento. Poi Nick prende la parola.

“Perché lei non mi ha mai lasciato. Mai. Ed è la mia storia d’amore più lunga, il mio rapporto più sincero. Posso essere sempre me stesso quando ho in mano un microfono. E so che finché continuerò a tenerlo stretto, non importa cosa mi accadrà. Non mi abbandonerà mai.

Beth reagisce distogliendo lo sguardo da quegli occhi nocciola che sembrano quasi osservarla dallo schermo, mentre sente di essere lei la persona che invece lo ha lasciato, che lo ha deluso, ma non aveva scelta, e se lui sapesse quanta fatica ancora fa a vivere da quando è finita tra loro….

Alza la testa in tempo per scorgere lo sguardo indagatore di Will su di lei. Poi il ragazzo si schiarisce la voce.

WILL: Penso che Beth sarebbe più indicata.




Ethan si avvicina al tavolo della mensa con gli altri strutturati e qualche infermiera, tra cui Vicky.

DOTT. NORTON: Oh, Ethan! Siediti pure!

Ethan si accomoda accanto al dottore, sorridendo in veste di saluto agli altri medici.

DOTT. NORTON: Stavamo giusto parlando del concerto di ieri sera, a Miami. I Carpe Diem non sono uno dei due gruppi che ha partecipato alla raccolta fondi per l’ospedale?

Ethan annuisce, improvvisamente a disagio.

DOTTORE1: Il batterista ha avuto un brutto incidente. Non è venuto al Downtown, è andato in una clinica privata ma… Ho un amico che lavora lì. Il trauma era veramente brutto. Eppure è riuscito a rialzarsi, e addirittura a suonare! Una forza di volontà non indifferente.

Una dottoressa fa un sorriso mentre si versa un bicchiere d’acqua.

DOTTORESSA: Ed è anche molto carino. Un uomo da sposare, in pratica.

INFERMIERA: Gli uomini come lui non rimangono soli a lungo… Poi figurati, una rock star!

Il dottor Norton fa un sorriso ironico.

DOTTOR NORTON: Ethan forse può dirvelo. Elizabeth li conosce personalmente, giusto?

Ethan sente improvvisamente gli occhi addosso a sé, mentre il fantasma di Liz, prima evocato e ora nominato, gli invade la mente.

ETHAN: Tempo fa era single ma…

DOTTORESSA: E come mai? Deve avere qualcosa che non va allora…

L’infermiera si batte un dito sul mento.

INFERMIERA: Oppure un grande amore.

Ethan si irrigidisce, Vicky si accorge del cambio repentino della postura, mentre la dottoressa torna a parlare con l’infermiera.

DOTTORESSA: Sono dei musicisti, non degli attori di una soap opera…

Ethan si alza di colpo, nauseato dalla discussione. Il dottor Norton lo guarda perplesso.

DOTT. NORTON: Tutto bene?

Ethan annuisce, afferrando il vassoio.

ETHAN:Mi sono ricordato di alcuni controlli che devo fare. Scusatemi.

Il ragazzo si allontana, mentre gli altri lo osservano dubbiosi. Dopo poco, anche Vicky si alza.

VICKY: Scusatemi…

La ragazza segue Ethan lungo il corridoio che conduce dalla mensa al piano superiore.

VICKY: Ethan!

Il ragazzo si gira, vede Vicky raggiungerlo e proseguire con lui lungo il corridoio.

VICKY: Tutto bene?

Ethan annuisce, sforzandosi di sembrare disteso.

ETHAN: Sì, certo. Ho dei giri da…

VICKY: Perfetto. Ti accompagno.


MIAMI, OGGI


I ragazzi lasciano la sala conferenza in fila indiana.

MACKENZIE: Non vedo l’ora di arrivare in hotel…

Logan la guarda, alzando un sopracciglio.

LOGAN: Secondo me ti troveresti perfettamente a tuo agio con mia nonna.

Mackenzie gli lancia uno sguardo ironico, mentre cerca il cellulare nella giacca.

MACKENZIE: Vedo che fare il bravo ragazzo ti rende spiritoso.

ROY MURPLE: Così spiritoso che il signorino ha pensato bene di far intendere che stasera sarà al LIV.

NICK: Come se potessi uscire.

Logan li guarda tutti, un sopracciglio alzato.

LOGAN: E’ una tattica.

ADDISON: Per ottenere cosa?

Logan fa un profondo respiro.

LOGAN: Non potete capire. A differenza di quello che qualcuno dice, sono un ragazzo con la testa sulle spalle…

Logan si gira verso Mackenzie, pronto a vederla reagire all’insinuazione. Ma Mackenzie è rimasta indietro di qualche metro, il viso fisso sul cellulare.

HANK: Ehi. Che succede?

La ragazza alza gli occhi, guarda il resto della band.

MACKENZIE: Mi ha chiamato Ellie.

 


CALIFORNIA, OGGI


Ellie si sporge dal marciapiede, in attesa di un autobus che la riporti a casa. Non sa perché ha chiamato Mackenzie, voleva scusarsi, dirle che si laureava, ma che senso avrebbe avuto? Non si aspettava che la ragazza le rispondesse, ma ora è delusa, come se una piccola parte di lei avesse veramente creduto di poter rimediare così. Si gira esasperata verso la colonnina che indica gli orari, poi un clacson la fa girare.

BECCA: Ti serve un passaggio?

Ellie la guarda, indecisa de accettare o meno.

ELLIE: No, tranquilla, aspetto…

La ragazza apre la portiera del passeggero.

BECCA: Andiamo, salta su. La strada la conosco.


NEW YORK, OGGI


Ethan saluta l’ultimo paziente, si dirige al bancone per controllare le cartelle cliniche. Vede Vicky appoggiata lì, esausta.

ETHAN: Giornata pesante?

VICKY: Come tutte le altre. Non vedo l’ora di arrivare a casa, fare un bagno e andare a letto. A volte ho la certezza che non mi farò mai una vita.

ETHAN: Per quello molti di noi hanno relazioni con i colleghi. E’ l’unica soluzione.

Ethan si ferma di colpo, imbarazzato.

ETHAN: Non che io stessi insinuando…

VICKY: Tranquillo, ho capito il concetto. E poi sei fidanzato, giusto?

Ethan la guarda un attimo, poi scuote la testa.

ETHAN: Lo ero.

VICKY: Oh, mi dispiace. E’ una cosa recente?

ETHAN: Sono ormai… Otto mesi.

Vicky sgrana gli occhi, sorpresa.

VICKY: Ah, mi dispiace… Ed è una cosa definitiva?

Ethan allontana la schiena dal bancone, a disagio.

ETHAN: Credo di sì.

Appoggia il tablet, consegnandolo ad un’infermiera alla reception.

ETHAN: Quindi ti capisco, credimi.

VICKY: Sono sicura che troverai presto qualcun altro.

Ethan sorride lievemente, poi si stringe nelle spalle.

ETHAN: E’ che non è questo, sai… E’ tutto. La mia intera vita…Mi sono fatto diverse domande in questi mesi. E ho poche risposte.

VICKY: Devi farti le domande giuste, se vuoi trovare le risposte.

ETHAN: Già, forse il mio problema è quello. Per fortuna ho il lavoro.

Vicky annuisce.

VICKY: Già, mi ricordo… La sensazione di essere utili.

ETHAN: E’ una bella sensazione con cui addormentarsi.

VICKY: Concordo.

I due si guardano, poi Ethan si schiarisce la voce.

ETHAN: Beh, allora io…

VICKY: Saresti perfetto per partire.

Ethan si blocca, la guarda confuso.

ETHAN: Partire? Dove?

Vicky si allontana dal bancone, fa un piccolo sorriso.

VICKY: Tra circa un mese un gruppo di noi partirà per un viaggio in Africa. Staremo lì sei mesi, poi chi vorrà potrà rimanere. Ci occuperemo principalmente dei minori, i vaccini e la prevenzione, le operazioni di banali appendiciti che per loro spesso determinano la vita o la morte…

La ragazza si blocca, mentre Ethan rimane a guardarla, senza parole.

VICKY: Non ti ho detto niente perché sono viaggi lunghi ed impegnativi. Chi ha relazioni o figli spesso desiste. Non che tu sia obbligato, in ogni caso…

Vicky si avvicina al banco informazioni, prende un foglio da un block notes.

VICKY: E’ il dottor Smith che si occupa della cosa. Lo hai conosciuto per il caso di Caroline, ma se vuoi delle informazioni in più… Questo è il suo numero.

Vicky gli porge un pezzo di carta, poi gli sorride.

VICKY: La vasca mi aspetta. Buonanotte, Ethan.

ETHAN: Buo…. Buonanotte.

Il ragazzo rimane inerte in mezzo al corridoio dell’ospedale.




Colonna Sonora – Closer (4 scene)

Liz distoglie un attimo gli occhi dal computer, vede la biblioteca ormai semideserta. Ha impiegato il pomeriggio a rileggere tutto, cercando di capire quale direzione prenderebbe un personaggio come Sammy. Ha dovuto ripetersi più volte che non è lei, quella indecisa tra la sua carriera e Tony. Lei ha scelto anni fa.

Arriva a rileggere l’ultimo capitolo, quello che ha iniziato a scrivere da ormai un mese ma a cui ancora manca il finale.

Sammy aveva percorso come un automa il tragitto che separava casa sua dall’aeroporto. Aveva pagato il tassista ed era scesa, i piedi che si muovevano senza controllo verso il check-in. Aveva guardato le partenze, individuato la sua, mentre le parole di Tony della sera precedente ancora le scorrevano in testa. Lui le aveva detto che l’amava, ma questo poteva essere una garanzia? Loro si amavano da una vita, eppure non erano mai riusciti a stare veramente insieme. Non voleva forse dire qualcosa?”


NEW ORLEANS, OGGI


JUSTIN: E per oggi è tutto. Vi aspetto la prossima settimana per sentire un po’ degli esperimenti fatti a casa!

Justin termina la lezione, si avvia verso la cattedra sorridendo. Prende il telefono, il sorriso gli si allarga quando legge il messaggio di Hanna.

“Ti aspetto al bar dietro l’università. Ho già ordinato due caffè.”

Justin fa un sorriso lieve, poi mette il cellulare nella tasca e chiude la borsa con i libri. Non sa a cosa lo porterà quella sera, ma ha deciso che vuole viversi quello che Hanna può dargli senza più sensi di colpa. Lui e Jessy sono separati da ormai otto mesi e, pur sentendosi raramente, non sa quanto la ragazza abbia intenzione di tornare a casa. Fa per dirigersi fuori dall’aula, ma si blocca all’improvviso, mentre il rettore resta sulla soglia, guardandolo preoccupato.

Rettore

RETTORE: Professor Evans, credo che dovrò scombinarle i piani, qualunque essi siano.

Justin guarda l’uomo, confuso.

JUSTIN: Nessun problema… E’ successo qualcosa di grave?

Il rettore fa un profondo respiro prima di rispondere.

RETTORE: Temo di sì. I fantomatici fondi alla facoltà di cui parlavamo tempo fa… Pare che non ci siano.

JUSTIN: Cosa… Cosa vorrebbe dire?

RETTORE: Che la facoltà rischia di chiudere.

“Certo, partire avrebbe voluto dire perderlo. Ma lo sapeva, le persone si perdono. Tutti i giorni qualcuno perde qualcun altro. E non si fa altro che lasciare dietro di noi rapporti spezzati, mani che ancora cercano la nostra presa, occhi che chiedono risposte. Non sarebbe stata la prima volta. Ma sapeva anche che prima o poi ci si ritrovava a fare i conti con tutte quelle mancanze.”.


CALIFORNIA, OGGI


Ellie vede Becca posarle davanti una birra, sedersi di fronte a lei.

ELLIE: Non so perché siamo qui….

BECCA: Invece io credo di sì. Hai bisogno di parlare, e io sono qui, quindi….

ELLIE: Non siamo quelle che si definiscono “due amiche”.

BECCA: Preferisci l’altra bionda?

Ellie la guarda, punta sul vivo.

ELLIE: Io e l’altra bionda non ci vediamo da un po’, ormai.

BECCA: Lo avevo intuito. Non l’ho più vista scorrazzare come un cagnolino che cerca il padrone.

ELLIE: Terry non è un cagnolino.

BECCA: E allora perché non stai con lei?

ELLIE: Perché non è così facile. Non è sempre una scelta tra due persone.

Rebecca abbandona il tono ironico, si fa seria.

BECCA: E Mackenzie?

Ellie alza gli occhi, seria.

ELLIE: Ho provato a chiamarla, oggi. Io mi laureo, e ho cominciato tutto questo con lei… E con tutto questo, credimi, intendo letteralmente “tutto”. Sono più forte, più sicura, più decisa grazie a lei.

BECCA: Sì, lo vedo. Per questo non avresti mai potuto stare con Terry.

Ellie la guarda un attimo, suo malgrado è costretta a dare ragione alla ragazza.

ELLIE: No, probabilmente no. Ma forse avevo bisogno di condurre il gioco io, per una volta.

BECCA: Sei assolutamente in grado di condurre il gioco, Ellie.

Ellie scuote la testa, fa un sorriso triste.

ELLIE: Tu non conosci Mackenzie. Lei è forte, decisa. È sicura, ed è una delle persone più determinate che conosco. Ed è leale, sempre. Crede nell’amicizia, e quando ti vuole bene dà tutta sé stessa. È una persona magnifica, e io… Non l’ho trattata come meritava.

Ellie si ferma, prende a torturarsi le mani.

BECCA: Vuoi tornare con lei?

ELLIE: No, questo… Questo prescinde dai sentimenti. Questo è… E’ il rispetto. Il rispetto per quello che siamo state, un rispetto che io non ho avuto. E oggi ho pensato… Che lei non è più nella mia vita non perché ci siamo lasciate, ma perché io non l’ho rispettata.

Rebecca si appoggia allo schienale, si prende un attimo prima di parlare.

BECCA: Dalla prossima settimana lavorerai all’università. Come me. Ma con un ruolo diverso.

Ellie la guarda, confusa.

ELLIE: E questo cosa c’entra?

BECCA: Il tuo ruolo consiste nella creazione di progetti fruibili. E fruibile vuol dire vendibile, Ellie. Non necessariamente di qualità. Gli artisti di nicchia piacciono all’università, ma non vendono. E per vendere l’UCLA ti chiederà di fare cose in cui non credi. Tenterà di plasmarti, e di tarparti le ali.

ELLIE: Non permetterò che accada.

Rebecca sorride, sincera.

BECCA: Già. E questo perché sei decisa a far sì che non succeda. E allora fai lo stesso anche con il resto.

ELLIE: Non è la stessa cosa…

REBECCA: Se rivuoi Mackenzie nella tua vita, fa’ qualcosa per riprendertela che sia più di una chiamata. Se vuoi le persone a cui tieni alla tua laurea, fa’ in modo che sappiano quanto sia importante per te averli qui. Se vuoi che la gente ti perdoni, impara a chiedere scusa. E non permettere che la vita diriga il gioco al posto tuo.

Ellie rimane in silenzio, mentre Becca sorride e sorseggia un po’ di birra.

ELLIE: Avremmo potuto essere grandi amiche.

BECCA: Possiamo ancora esserlo. Conduci il gioco, Ellie.

 


NEW YORK, OGGI


HARRY: Ehm… Stiamo chiudendo.

Liz alza gli occhi dal computer, di soprassalto. Vede il ragazzo chinato verso di lei, le braccia sul tavolo per protendersi meglio. Nella stanza, solo loro.

LIZ: Oh scusa, io… Mi dispiace. Ho perso il senso del tempo e…

HARRY: Stai scrivendo un libro?

Liz lo guarda, sorpresa per la domanda personale.

LIZ: Io… Sì, ci sto provando.

HARRY: Ma non è la prima volta.

Lei lo guarda, confusa.

HARRY: Tu sei Elizabeth Marshall, vero?

Liz arrossisce, stupita che qualcuno la conosca.

LIZ: Sì, io…

HARRY: Sarai abituata a questo genere di scene.

LIZ: No in realtà… Gli scrittori non godono della fama di altri artisti. Non al giorno d’oggi, perlomeno.

HARRY: Invece io ho letteralmente divorato il tuo libro. Ma questo perché sono un grande fan dei Birdman.

Liz sorride nel sentire pronunciare il gruppo musicale del padre.

HARRY: E dopo ho letto anche il tuo primo libro. Avrebbe dovuto vincere lui il premio alla Rainbow House, perché Richard …

Liz lo guarda, ammirata.

LIZ: Però, te ne intendi di libri.

Harry sorride.

HARRY: Lavoro in una biblioteca. E poi sto provando a scrivere anche io, sebbene con scarso successo.

LIZ: L’importante è iniziare. E poi… Non sei tu che devi giudicare il tuo lavoro.

HARRY: Già, ma fatico a trovare dei lettori.

Liz sorride, risponde d’impulso.

LIZ: Se hai qualcosa e non ti offendi, lo leggo io.

Harry sgrana gli occhi, contento.

HARRY: Offendermi? Magari! Ma non vorrei distrarti…

Liz scuote la testa.

LIZ: Credo che io e questo finale ne avremo ancora per un po’.

Harry sorride, poi si allontana di colpo, verso la sua postazione.

HARRY: Ti stampo i primi due capitoli allora!

Liz annuisce, poi comincia a mettere le cose nella borsa, un sorriso involontario che le si affaccia sul viso.




Colonna Sonora – Total Eclipse Of The Heart (2 scene)

Ethan rientra a casa, la testa piena di pensieri, vede Peter affacciarsi dalla cucina e sorridergli.

PETER: Ecco che il fratello intelligente torna a casa! Sei arrivato appena in tempo, stavo giusto decidendo di mangiare davanti all’ultima puntata di…

Peter si interrompe, guarda Ethan, le sopracciglia aggrottate.

PETER: Che succede?

Ethan scuote la testa, ma ha bisogno di parlarne con qualcuno e infatti lo dice, tutto d’un fiato.

ETHAN: Vicky mi ha proposto di partire.

PETER: Partire? E chi è Vicky?

ETHAN: L’infermiera con cui sono diventato amico dal caso di Caroline…

PETER: Oh.

Peter guarda il fratello, vorrebbe indagare su questa amicizia ma decide di lasciar perdere.

PETER: E tu ci stai pensando?

Ethan lo guarda, dopo poco annuisce.

PETER: E con il lavoro?

ETHAN: E’ un’associazione interna all’ospedale, se ne occupa il dottor Smith, credo che potrei prendere un congedo…

PETER: E Liz?

Ethan si ferma di colpo, lo guarda serio.

ETHAN: Liz?

PETER: Sì, Liz! La mia sorellastra, e il tuo grande amore! Te la ricordi?

ETHAN: Certo che me la ricordo.

PETER: E pensi di poterti permettere altri sei mesi? Quanto pensi che possa aspettarti, Ethan?

Il ragazzo si guarda un attimo i piedi, quando parla la sua voce è calma.

ETHAN: Io spero che lei non mi stia aspettando, Peter.

PETER: E invece io credo che lei stia vivendo esattamente come stai facendo tu.

ETHAN: E come pensi che stia vivendo io?

PETER: Con fatica. Aspettando il momento in cui tutto tornerà a posto.

ETHAN: Non tornerà a posto. Né tra noi, né per ognuno di noi. Io e Liz… Abbiamo chiuso qualcosa di importante, Peter. Hai ragione, lei è il mio grande amore. E io l’ho amata. L’ho amata da morire.

PETER: E allora riprenditela!

ETHAN: Riprendermela non sarebbe la soluzione migliore né per me né per lei. Questo non vuol dire che non abbia bisogno di tempo per superare la cosa, e una parte di me sa che non lo farò mai completamente. I finali ti cambiano, Pete. Dovresti saperlo meglio di me.

Peter annuisce, serio.

PETER: Sì, lo so. E lo so abbastanza bene da chiedermi quanto l’idea di una partenza sia per altruismo e quanto per scappare.

Ethan si accascia alla sedia, guarda il fratello dritto negli occhi.

ETHAN: Forse ho solo bisogno di dare ancora un senso alla mia vita.

PETER: Se tu parlassi con Liz…

ETHAN: Lei non vuole parlare con me. E in ogni caso non cambierebbe niente. Sto solo cercando di voltare pagina, Peter.


NEW YORK, QUATTRO MESI PRIMA


Jessy aveva aperto la porta, trovando di fronte a sé Ethan.

JESSY: Oh. Ciao, Ethan.

Ethan aveva guardato la ragazza, stupito.

ETHAN: Ehi, ciao Jessy. Cosa…

JESSY: Mi sono trasferita qui, tre mesi fa. Niente di definitivo.

Ethan aveva annuito, confuso.

ETHAN: Avevo scritto un messaggio a Liz, le avevo detto che sarei passato…

Jessy si era affrettata ad annuire.

JESSY: Sì, me lo ha detto. Purtroppo non riusciva ad esserci, sai, impegni di lavoro, ma tu puoi prenderti tutto il tempo che vuoi…

Jessy aveva indicato quella che una volta era la loro camera da letto. Ethan si era avvicinato, la valigia vuota dietro di lui. Quando era entrato in quella stanza aveva sentito il respiro mozzato, con gli occhi aveva cercato disperatamente un’ancora, un oggetto privo di ricordi. Ma era impossibile, e dopo un attimo di dolore acuto Ethan si era diretto davanti all’armadio e lo aveva svuotato delle sue poche cose rimaste. Si era girato un’ultima volta sulla soglia, guardando la camera per quella che sapeva sarebbe stata l’ultima volta. Spegnendo la luce si era trovato davanti Jessy, che lo guardava impacciata.

JESSY: Hai… Hai preso tutto?

Ethan aveva annuito, il cuore pesante e il bisogno di vedere Liz, sapere come stava.

ETHAN: Senti, Jessy, io… Ho saputo di Phil e…

Jessy si era fatta seria, gli occhi lucidi.

JESSY: Sì, è…E’ terribile.

ETHAN: Già. Volevo vederla, quindi puoi chiederle se…

Ethan si era fermato, cercando le parole e soprattutto di capire cosa era meglio per entrambi. Poi aveva visto la luce del bagno filtrare sotto la porta chiusa. Aveva guardato Jessy, per un attimo aveva preso in considerazione l’idea di aprire la porta per trovarci, ne era certo, Liz accucciata in un angolo. Poi aveva rinunciato.

ETHAN: Dille solo… Che mi dispiace, ok? Mi dispiace. Davvero.

La ragazza aveva annuito, e dopo averla salutata Ethan era uscito da quella casa per sempre. All’interno, proprio come aveva immaginato, Liz stava accucciata con la schiena contro la porta del bagno, con una mano sulla bocca per coprire i singhiozzi.


MIAMI, OGGI


Logan entra in camera di Nick, trova il cantante e Mackenzie stesi sul letto, lo sguardo diretto al soffitto.

LOGAN: Gesù.

Hank, poco distante da loro, con un paio di cuffie addosso, scuote la testa, come a disincentivarlo. Il bassista alza le spalle e con un salto piomba sul letto, facendo riscuotere i due.

LOGAN: Sapete di cosa avete bisogno, voi due? Di una serata con zio Log.

Mackenzie non risponde nemmeno, e Logan capisce che le cose sono più gravi di quanto pensasse.

NICK: Sì, al LIV. Dopo che lo hai detto a tutti i paparazzi di Miami.

LOGAN: Esatto. E tutti i paparazzi di Miami, o perlomeno quelli intelligenti, che hanno captato l’informazione, saranno lì. Mentre noi andremo allo Story.

Logan si alza dal letto, si accorge che ha l’attenzione di tutti, anche di Hank che si è tolto le cuffie.

LOGAN: Luci soffuse, musica spaccatimpani, qualche cocktail e noi, il gruppo più meraviglioso che esista. E non c’è niente che non si possa affrontare.

MACKENZIE: Hai dimenticato di citare le donne.

Logan si mette una mano sul cuore, deciso.

LOGAN: Niente donne. Ho una scala di priorità molto rigida.

Mackenzie guarda il ragazzo, nonostante tutto non riesce a non sorridere. Sa che Logan sta parlando di lei.

MACKENZIE: E come pensi di uscire senza farti vedere da Addison?

“Già, come pensi di fare?”

Logan chiude gli occhi, maledicendo il tempismo della ragazza. Quando si gira verso Addison, appena entrata nella stanza, sfodera il suo sorriso migliore.

LOGAN: Addy! Cercavo proprio te!

Prende la ragazza cingendola per le spalle.

ADDISON: Fammi indovinare, “non è come sembra”…

LOGAN: E invece sì, è come sembra. Pensavamo di uscire…

ADDISON: E io penso di no.

LOGAN: Oh, andiamo!

Logan le si avvicina, furtivo. Mentre lo fa, non può non apprezzare il profumo della ragazza.

LOGAN: Che profumo è?

ADDISON: Lo vuoi comprare anche tu?

LOGAN: Perché, piace alle donne? Effettivamente è abbastanza invitante…

Addison arrossisce, imbarazzata.

ADDISON: E cosa vuol dire?

Logan sorride, sornione.

LOGAN: Che stimola. Ma hai sbagliato genere, perché stimola me. E l’ultima volta che ho controllato, ero un uomo.

ADDISON: Il problema è che a te stimola tutto, Logan. In ogni caso stavamo parlando della tua idea di uscire.

LOGAN: Ah. Giusto.

Logan la fa allontanare ancora un po’, poi si gira verso l’interno della stanza.

LOGAN: Hai visto Mackenzie? E’ parecchio giù, la sua ex dopo otto mesi di silenzio l’ha chiamata per chissà cosa. E Nick… Non ha un approccio con una ragazza dal 1980.

ADDISON: E pensi che abbordare ragazze in un pub li farà riprendere? Sono colpita.

LOGAN: No. Comportarsi per una sera come ragazzi normali li farà riprendere. Solo noi. Senza ragazze o fan, solo… Solo i Carpe Diem, che si divertono in un locale.

Addison lo guarda, capisce che il ragazzo è sincero.

ADDISON: Capisco.

LOGAN: E’ un sì?

ADDISON: Con delle condizioni.




Mackenzie si guarda intorno, sorridendo, mentre Nick si accomoda accanto a lei nel privè.

NICK: Essere famosi ha i suoi vantaggi, giusto?

La ragazza sorride al cantante, poi lo guarda seria.

MACKENZIE: Sei contento di far parte dei Carpe Diem, Nick?

Il ragazzo la guarda senza capire.

NICK: Certo.

MACKENZIE: E allora non avere rimpianti. Era l’unica scelta che potevi fare.

Il ragazzo la guarda, capisce che Mackenzie si sta riferendo a Beth. Sorride a sua volta, comprensivo.

NICK: Anche tu.

Mackenzie lo guarda dubbiosa, mentre Hank si avvicina ai due.

HANK: Perché credi che ti abbia chiamato?

MACKENZIE: Non ne ho idea.

HANK: E pensi di richiamarla?

Mackenzie si stringe nelle spalle.

MACKENZIE: Vedi sopra.

HANK: Al mio posto, mi diresti di sentire cosa ha da dire.

MACKENZIE: Non c’è niente che lei possa dire che cambi quello che ha fatto.

Logan arriva con due bicchieri, interrompendo la conversazione.

LOGAN: Dov’è finita?

NICK: E io che ne so. E poi non dovrebbe sorvegliarti lei?

Logan annuisce, i due cocktail nelle mani.

LOGAN: E’ quello che dico sempre io.

Il ragazzo appoggia i bicchieri sul tavolo.

LOGAN: Vado a cercarla.

I tre lo guardano allontanarsi, poi Hank fa un ghigno divertito.

HANK: E’ incredibile. Gli piace.

MACKENZIE: Già. Chissà cosa gli è sfuggito del “mi piacciono le donne”.

HANK: Però sono diventati buoni amici. Anche Justin voleva venire a letto con te, all’inizio.

Nick scoppia a ridere, guardando i due.

NICK: E questa? Io non ne sapevo niente!

Mackenzie annuisce, sorridendo.

MACKENZIE: C’era ancora Taylor, e lui usciva dalla storia con Jessy…..

HANK: Ed assomigliava un po’ a Logan ora.

NICK: Justin?

Mackenzie annuisce.

MACKENZIE: Lascia che ti racconti un paio di cose…

HANK: Ah, no. Sono io quello che ti può parlare di Justin Evans.

Il ragazzo si interrompe di colpo, ancora sorridendo estrae il cellulare che vibra nella tasca della camicia. Poi si fa confuso.

NICK: E’ Liz?

HANK: No, è… E’ Ellie.




Logan percorre tutto il locale con la testa bassa, per non farsi riconoscere, alla fine arriva davanti ai bagni.

LOGAN: Permesso… Permesso, scusate…

Dà un’occhiata furtiva in quello delle donne.

LOGAN: Addison! Sei qui?

Due ragazze intente a truccarsi si girano di colpo, lo guardano interessate. Subito una di loro da un urlo.

RAGAZZA: Oddio! Tu sei Logan dei Carpe Diem!

Nel bagno tutti si voltano verso Logan, che indietreggia, rapido.

LOGAN: No, vi state confondendo…

Sbatte contro un ragazzo, si gira e si scusa, mentre lo vede staccarsi dalla ragazza che stava baciando e guardarlo aggressivo.

LOGAN: Scusa amico non volevo…

Logan si blocca di colpo, stupito, mentre lo sguardo gli cade sulla ragazza ancora abbracciata al ragazzo urtato.

LOGAN: Addison?


 

CALIFORNIA, IL GIORNO DOPO


Colonna Sonora – Reason To Hope (fino alla fine)

“Davanti a quel tabellone Sammy si era chiesta se sarebbe stata pronta ad affrontare il momento dei rimpianti. Se sarebbe riuscita a guardarsi indietro senza convincersi di aver fatto le mosse sbagliate. Se sarebbe riuscita a convivere con le sue scelte, a rimediarvi quando possibile e ad accettarle quando non potevano più essere cambiate.”

Ellie guarda con apprensione il tabellone degli arrivi, sposta il peso del corpo da un piede all’altro, ansiosa. Poi la vede arrivare, trascinare il trolley, dietro di lei lui. Si apre in un sorride e va’ loro incontro, sorridendo.

ELLIE: Ciao, mamma.

La madre le sorride, l’abbraccia calorosamente, mentre il padre la saluta appoggiandole una mano sulla spalla.

ELLIE: Sono contenta che siate venuti.

GEORGE: Non potevamo certo perderci la laurea della nostra bambina.

ELLIE: Mi fate sempre sentire giovane.

ANNE: Aspetti ancora qualcuno?

Ellie li guarda, sorride fiduciosa.

ELLIE: Sì, ancora un paio di persone.


NEW YORK, OGGI


Jessy fa un profondo respiro, guarda la facciata dell’università di New York, stringe a sé il quaderno degli appunti. Per un attimo percepisce il cellulare nella tasca della giacca, sente forte l’impulso di raccontare a Justin cosa sta succedendo nella sua vita. Si dice che forse lo chiamerà quella sera, che forse gli dirà che gli manca, che gli è mancato tutti i giorni da quando è partita. Ma che ora deve affrontare questa cosa da sola. Dopo un ultimo respiro, entra nell’edificio.




“Sammy aveva guardato di fronte a sé, di fronte a quel tabellone pieno di orari che si sostituivano continuamente, chiedendosi cosa doveva fare. Aveva guardato il numero dell’aereo che l’avrebbe portata dal suo editore, e poi si era guardata intorno, verso quella che era la città sua e di Tony. Cosa doveva fare? Cosa doveva scegliere? E anzi, era possibile scegliere? C’era ancora la possibilità di essere felice con Tony? Sapeva che qualcosa si era rotto, e sapeva anche che alcune cose non si sistemavano solo con la forza di volontà.”.

Liz varca la soglia della biblioteca, vede subito Harry nella sua postazione che le sorride, amichevole. Si avvicina a lui, porgendogli i fogli dei suoi capitoli.

LIZ: Mi piace.

HARRY: Davvero?

Liz annuisce, sincera.

LIZ: Davvero. Mi piacerebbe capire come hai strutturato il resto della storia, o in ogni caso dove pensi che ti poteranno i personaggi, ma la storia mi piace.

Harry si apre in un sorriso che alla ragazza ricorda tanto quello di Hank.

HARRY: Beh, grazie. Devo sdebitarmi.

LIZ: Pensavo di corromperti obbligandoti a tenermi occupato un posto al primo piano.

Harry sorride, scuotendo la testa, e Liz si trova ancora una volta ad ammirare quella straordinaria somiglianza. Il ragazzo si accorge del suo sguardo.

HARRY: C’è qualcosa che non va?

LIZ: No, è solo che… Assomigli molto a qualcuno che conosco.

HARRY: Beh, spero ti stia simpatico.

Liz fa un sorriso dolce.

LIZ: Direi di sì.

HARRY: Un punto in più per me, allora. Comunque parlavamo di sdebitarci…

Liz lo guarda, il ragazzo le fa un segno con il pollice alzato.

HARRY: Primo posto vicino alla finestra?

Liz lo guarda, sorridendo.

LIZ: Faremo grandi affari, io e te.

Il ragazzo scoppia a ridere, e Liz fa per avviarsi verso un posto libero.

HARRY: Eh… Elizabeth?

Liz si gira, interrogativa.

HARRY: Se vuoi posso offrirti qualcosa da bere, una di queste sere.

 

 

 

 

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7 thoughts on “5×13 – REASON TO HOPE

  1. Ahahaha non capisco questo odio immotivato per Ethan… ma d’altronde sono personaggi, c’è chi lo ama e c’è chi lo odia, a quanto pare… Per le coppie non ti prometto niente, ho in testa il loro percorso più o meno da un anno, e sono pronta alle rivolte popolari (dopo Second Chance è tutto in discesa :p )
    Spero che in ogni caso non sarsi delusa :*

  2. Sono contenta di sapere che abbia deciso una delle due coppie di Liz, molti hanno ancora le idee poco chiare 🙂 Certo è che Ethan esiste, e ora, come hai giustamente notato, si è aggiunto Harry… Quindi chissà…
    Logan ormai piace a tutti, ne sono contenta (anche se prima che prenda il posto di Justin, ce ne vuole…)
    Per quanto riguarda la frase della dottoressa Brooke, io penso che per un personaggio come Jessy sapere cosa vuole sia fondamentale. Jessy ha attraversato un momento orrendo, in cui aveva “tutto” ma non trovava più il senso di questo ttutto. Spesso ci troviamo in vite che non abbiamo scelto davvero, che ci sono capitate e che ci siamo fatti andare bene per le più disparae ragioni. Vedere che Jessy comincia a pensare a sè come entità separate da Just, dalla sua famigli, dalla sua città, che comincis a mettersi in gioco in base a quello che scopre essere i suoi interessi, nonè cos da poco. Poi che non sia una verità universale è vero, ma spesso sapere cosa vuoi ti evita di finire nelle situazioni che spiegavo poco prima, dove ti accorgi di non aver desiderato niente di quello che hai ottenuto, alla fine.
    Reason To Hope piace molto anche a me, dà un pò di speranza e in questo telefilm mancava da un pò!

  3. Mi viene l’ansia a sapere che tra un pò finirà… Se non mi fai rimettere insieme le coppie che sai,Liz in primis, mi incazzo, sappilo! Me lo prendo sul personale 🙂 Ethan mi sta sempre più antipatico, non lo so perchè ma se parte fa la cosa giusta… Arrivederci!
    Mi sta piacendo il modo in cui si sta evolvendo il tutto, sono così appassionata che ho paura per quando finirà 🙁

  4. P.S. Scordavo di dire, che ho apprezzato molto la canzone di Ron Pope, Reason to Hope. Non la conoscevo ed è stata una bella scoperta 🙂
    Poi volevo proporre i Logson! 🙂

  5. – Parto subito da uno dei momenti più belli, ma anche uno dei più snervanti (per me almeno), la telefonata tra Liz ed Hank, piena di “non detti”, rendono l’attesa di una loro ricongiunzione insopportabile. La prossima volta che si vedono, voglio i fuochi d’artificio. Non so chi mi mette più in crisi, se loro due o i Betick.
    – A mio malincuore, ma con somma onestà voglio dire che non mi è piaciuto tanto, il discorso della dottoressa Brooke a Jessi. Se nella vita bastasse: “sapere cosa si vuole per avere un punto di partenza”, sarebbe tutto molto bello.
    – Tornando alle cose belle, mi sono piaciute moltissimo, le parole di Nick sulla Musica, durante l’intervista e il fatto che abbiano colpito Beth.
    – Che carino Will, che cede il suo posto a Beth!
    – Harry, ma che vuoi??? Pussa via!!!
    – Della scena di Ethan a mensa, posso solo dire che: me lo sono immaginato che uccideva tutti i suoi commensali, con le posate, dopo l’ennesimo commento della dottoressa e dell’infermiera.
    – Un altro discorso che ho apprezzato molto è stato quello di Becca ad Ellie, secondo me aveva pienamente ragione. Quel: ” Conduci il gioco, Ellie” è stato un vero tocco di classe.
    – Logan in versione abile stratega, per portar fuori a divertirsi, i suoi compagni, mi è stra-piaciuto, ormai ha il posto che aveva Justin nel mio cuore. Poveroneeee quando becca Addison con quello 🙁
    Ora, spero che in realtà lei sia innamorata di Logan e usava quello come distrazione, perché voleva a tutti i costi mantenere un rapporto professionale con il bassista, per non rischiare di perdere il lavoro, che gli serviva per pagare le cure del fratellino malato.

  6. AHAHAHAAH con Harry mi hai fatto morire XD
    Per il resto concordo su tutto: è esattamente una di quelle puntate che indica una ripresa, anche se ancora non è chiaro in che direzione. I personaggi hanno affrontato tantissime cose da quando hanno lasciato New Orleans, alcune delle quali hanno conseguenze ancora ora.
    Basti pensare a Ethan e Liz, o Justin e Jessy… Ellie e Mackenzie sono entrambe in una situazione particolare, ma come ha detto Becca, Ellie è in grado di condurre il gioco. Vedremo dove la porterà! 🙂

  7. aaaaawwwww!!! ci voleva una puntata così! ho come l’impressione che molte cose stiano imboccando una nuova strada e che tutto stia lentamente ricominciando a partire.
    L’incidente di Hank prima e la morte – faccio fatica a scrivere ci credi? – di Phil ha segnato tutti. Abbiamo visto tutti i personaggi distrutti e stanchi della vita. penso che il concerto dei Carpe Diem sia stato un bel punto e capo e che ora la storia stia volgendo al termine (come farò? me lo spieghi?).
    Hank e Liz non smetteranno mai di riempirmi il cuore di gioia col loro esserci sempre l’uno per l’altra. Per me è uno dei rapporti meglio costruiti della serie e che spero durerà fino alla fine.
    Sono molto contenta per Ethan che nelle ultime puntate, come tanti, non se la passava molto bene. Spero che decida di partire. Gli farà bene e lo aiuterà a ritrovare se stesso.
    Stessa cosa vale per Jessy! tornata in carreggiata 😀
    Ellie e Mackenzie: maronnaaaaah!!! penso mi faranno penare fino all’ultima riga dell’ultima puntata! dai… non possono non essere meant-to-be!! ci vorrà tempo per ripartire da zero, ma niente è impossibile: dopotutto Hank è riuscito a tornare a suonare dopo l’incidente contro ogni previsione no??

    PS: bellissima la frase “Non è mai solo un libro. Come non è mai solo una canzone”. me la ricorderò!
    PS2: Ma questo sedicente e seducente Harry?!?! E i Liank?!?! E i miei feels di cui ormai non è rimasto nulla?!?!?! non mi è antipatico eh, anzi, ma Hank & Liz, Liz & Hank è una fede!!!

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