5×14 – ALL I EVER WANTED

Se vi siete persi gli episodi della prima,seconda, terza e/o quarta stagione, cliccate qui: 

PREVIOUSLY ON CROSSROADS

Volevo inoltre ringraziare tutti per il supporto e per seguire la storia, dai grafici del blog sembrate davvero tanti! E siamo arrivati  all’ultima stagione di CrossRoads.. Ora più che mai ho bisogno del vostro parere per salutare degnamente Liz and company 🙂


CALIFORNIA, OGGI


Ellie si sveglia sentendo l’odore del bacon, si dirige in cucina e per un attimo quell’odore le ricorda un’altra cucina, dove un altro padre diverso dal suo le stava preparando la colazione.  George si gira, sentendola arrivare.

GEORGE: Buongiorno signorina! Forse ti lascerò una fetta di bacon.

Ellie sorride, si siete al tavolo assonnata.

ELLIE: E la mamma dov’è?

GEORGE alza gli occhi al cielo.

GEORGE: Si è alzata presto. Ha detto che aveva delle cose da organizzare per il pranzo…

Ellie guarda il padre, preoccupata.

ELLIE: Ha capito che non voglio niente di eccessivo, vero?

GEORGE: Pensi possa concepirlo?

Ellie si tiene la testa con le mani, esausta, mentre il padre le si mette di fronte, dopo averle allungato un piatto con uova e bacon.

GEORGE: Tu come stai?

Ellie si stringe nelle spalle.

ELLIE: Beh, un po’ in ansia. Chi non lo sarebbe al posto mio, mi laureo a quasi trent’anni…

GEORGE: Ognuno ha i suoi tempi.

Ellie guarda il padre, grata, fa un piccolo sorriso.

GEORGE: E per il resto, invece?

ELLIE: Il professor Rouge mi ha assicurato un lavoro per il prossimo anno all’UCLA, quindi direi che il più è laurearsi…

GEORGE: Sono certo che riuscirai in tutto, Ellie. Ma io mi riferivo alla tua vita… Privata, ecco.

Ellie si irrigidisce, ma George continua.

GEORGE: Liz e Jessy verranno?

Ellie annuisce, mangiando un piccolo pezzo di bacon, lo stomaco contratto dall’agitazione improvvisa.

GEORGE: E gli altri tuoi amici? Verrà qualcuno di loro?

ELLIE: Sì, qualcuno. O almeno lo spero.

George sorride, prende a mangiare e per un attimo Ellie si convince che non glielo chiederà.

GEORGE: E ovviamente ci sarà anche Mackenzie.

Ora è impossibile non vedere il tremitio improvviso che colpisce la mano di Ellie, mentre la ragazza abbassa la forchetta appoggiandola nel piatto.

GEORGE: Giusto?


NEW ORLEANS, OGGI


Justin si sveglia di soprassalto, il rumore della sveglia che gli scuote i timpani. Si siede nel letto, già stanco, la conversazione avuta con il rettore due giorni prima che gli rimbomba nella testa. Si spinge con forza sul letto, frustrato. Non sa cosa fare, e questa è una sensazione che ha imparato a conoscere molto bene negli anni della malattia di Jessy, ma era una sensazione che sperava di non dover rivivere così presto.

Si gira verso il telefono, il forte impulso di chiamarla, anche solo per chiederle come sta. Invece chiama un’altra, un’altra che pur non essendo Jessy ha imparato ad esserci sempre.

La sente rispondere dopo due squilli. La voce è assonnata, Justin non sa nemmeno che ora siano lì.

MACKENZIE: Justin? Che succede?

JUSTIN: Io… Volevo sapere come stavi.

Justin non può vederlo, ma Mackenzie si irrigidisce, dall’altra parte del telefono.

MACKENZIE: Cosa c’è, vuoi convincermi anche tu adesso?

Justin corruga le sopracciglia, confuso.

JUSTIN: Non sto capendo.

MACKENZIE: La laurea di Ellie. L’evento a cui tutti guardano come una bella rimpatriata in onore dei vecchi tempi.

Justin rimane in silenzio, senza parole.

JUSTIN: Io non ne sapevo niente.

MACKENZIE: Oh.

Rimangono per un attimo in silenzio, quando torna a parlare il tono di Mackenzie è duro, beffardo.

MACKENZIE: Immagino che non fossimo i benvenuti.

JUSTIN: Non ti ha invitato?

MACKENZIE: L’ha fatto tramite Hank. Invito collettivo e impersonale.

JUSTIN: Se ti avesse chiamato saresti andata?

Mackenzie si morde le labbra, ripensa alla chiamata a cui non ha risposto, si dice che non sarebbe cambiano nulla.

MACKENZIE: Meglio così, forse. Prima o poi dovremo affrontare il fatto che è tutto diverso, no?

Justin fa un profondo respiro.

JUSTIN: Già, a proposito di questo…

MACKENZIE: Che succede?

JUSTIN: Succede che potrei perdere il lavoro.


NEW YORK, OGGI


JESSY: E tu cosa gli hai detto?

Jessy cammina veloce, il cellulare incastrato tra la spalla e l’orecchio. Ellie fa un profondo respiro prima di rispondere.

ELLIE: Ho detto che Mackenzie non sarebbe venuta. Perché ci siamo lasciate. E la colpa è la mia.

JESSY: E tuo padre non ti ha chiesto niente?

ELLIE: Non avevo proprio l’espressione di una che non vede l’ora di parlarne, a dirti la verità.

JESSY: No, certo… Capisco.

La ragazza sente Ellie fare un profondo respiro.

ELLIE: Prima o poi dovevo dirglielo.

JESSY: Magari non il giorno prima della tua laurea…

ELLIE: Il momento in cui i nodi verranno al pettine.

Jessy trattiene il respiro.

JESSY: Justin…

ELLIE: Non mi ha risposto. Spero di riuscire ad avvisarlo per tempo, ma non credo riuscirà ad organizzarsi con così poco preavviso.

Jessy espira lentamente, mentre arriva all’ingresso dell’università.

ELLIE: Sei sollevata?

JESSY: Non so cosa sono. So solo che l’idea di vederlo… Mi emoziona ma…

ELLIE: Ti mette ansia.

Jessy fa un sorriso triste.

JESSY: Esatto.

ELLIE: Immagino che ora dovremo piangere.

JESSY: E invece devo andare a lezione. Maledetti contrattempi…

ELLIE: Possiamo rimandare a più tardi.

JESSY: Affare fatto.

Jessy sorride, suo malgrado.

ELLIE: Ma… Voi ci siete, vero?

JESSY: Certo che ci siamo! Potremmo mai perderci la tua laurea? Abbiamo l’aereo domani mattina, tutto prenotato.

ELLIE: Hai ragione. E’ che per un attimo ho pensato che Liz… Ma è una situazione completamente diversa, giusto? Loro non sono… Sono a parte, ecco. Non ha motivo di essere in ansia.

Jessy sorride, e mentre risponde entrambe hanno in mente l’esatto contrario.

JESSY: No, non ne ha.




Colonna Sonora – When We Were Young (2 scene)

BETH: Quindi lo vedrai.

Liz annuisce, ostenta indifferenza mentre sorseggia il suo caffè.

LIZ: Quindi lo vedrò.

BETH: Ma uscirai con il bibliotecario.

Liz arrossisce, guarda l’amica seduta dall’altro capo del tavolo della cucina.

LIZ: Io non ho… Era un invito estemporaneo.

BETH: Che può diventare reale da un momento all’altro.

LIZ: Beh, nel caso…

BETH: Nel caso?

Liz la guarda, piccata.

LIZ: Nel caso farò come hai fatto tu. Non sei uscita con Will, l’altra sera?

Beth la guarda, amareggiata.

BETH: Già, è andata piuttosto bene. Sono scappata dal locale non appena ho visto Nick in TV.

Liz rimane a guardarla, quando parla il tono è diverso, capisce che dietro quell’ironia c’è la consueta incapacità della ragazza di lasciarsi il passato alle spalle.

LIZ: Mi dispiace.

BETH: Già.

LIZ: Anche io sono stata male per quel concerto. Quella canzone… Parlava di loro, parlava di noi, parlava di Phil…

BETH: Non era solo una canzone, Liz. Nick è… E’ Nick. Per quanto ci provi, il mondo continua a dirmi che non posso sostituirlo. E’ come se fossi predestinata, il che suona ridicolo ma…

LIZ: E’ la stessa cosa che pensavo io. Sai, io e Hank. Ma poi la vita mi ha dimostrato che potevo amare di nuovo. E’ arrivato Ethan, e lui non l’ha sostituito, questo no, ma si è guadagnato un posto tutto suo.

BETH: Allora uscirai con il bibliotecario?

Liz scrolla le spalle, ostinata, per nascondere l’ansia che le scaturisce a quella prospettiva.

LIZ: E’ che mi sento come… Come se mi fossi giocata tutte le munizioni disponibili per catturare la felicità. Ho la certezza che per quanto ci proverò, da qui in avanti, non potrò più essere felice.

BETH: Ma tu non ci provi.

LIZ: Non ho voglia di riprovarci, Beth. Io rivoglio quello che ho perso.

BETH: Ci sono cose che non possono tornare.

LIZ: Lo so.

Liz si ferma, guarda Beth tristemente.

LIZ: Quindi credo che mi dovrò rassegnare.

BETH: Non sono d’accordo.

LIZ: Non è una cosa che controllo. E’ così e basta. Un po’ come te.

Le due si guardano, poi Beth sorride.

BETH: In ogni caso il tuo paragone è inutile. Tu e Hank… Non avete mai chiuso del tutto. E non dirmi che siete amici.

Liz scuote la testa, mentre il viso le si distende.

LIZ: Hank è un’altra cosa…

BETH: Quindi non sei emozionata sapendo che lo vedrai?

Liz arrossisce, suo malgrado non può non sorridere.

LIZ: Beh, sì… Sì, lo sono.

Beth le fa un sorriso di rimando.

BETH: Non scommetterei sulla tua infelicità per la vita.

Liz scuote la testa, mentre Beth torna seria.

BETH: Parlando di cose che funzionano… Il romanzo?

LIZ: C’è una contraddizione in questa frase.

Beth alza il sopracciglio.

BETH: Manca ancora il finale?

LIZ: Vorrei solo che la mia protagonista fosse felice. Sai, almeno lei. E tu?

BETH: E io è probabile che andrò ad intervistare i Carpe Diem durante il loro prossimo concerto.

Liz alza le sopracciglia, sorridendo.

LIZ: E tu come ti senti all’idea di vedere Nick?

Beth la guarda, fa un breve sospiro.

BETH: Come sempre. Come se fossi sopravvissuta apposta per arrivare a quel momento.


MIAMI, OGGI


Hank si gira di colpo, vede Nick guardarlo sulla soglia della porta, dopo aver bussato appena sullo stipite.

NICK: Hai già fatto la valigia?

Hank annuisce, guarda il piccolo trolley da viaggio ormai pieno.

HANK: Starò via solo un giorno, ma…

NICK: Ma l’ansia ti ha portato a fare la valigia quattro giorni prima.

Hank guarda l’amico, sorride facendo finta di non capire.

HANK: E’ Ellie che si laurea, non di certo io…

NICK: Però c’è Liz.

Hank annuisce, ostenta indifferenza.

HANK: Sì, c’è Liz.

NICK: E quindi?

HANK: E quindi niente, Nick. Abbiamo affrontato questo discorso ormai mesi fa.

NICK: Perché, lo avete affrontato?

Hank lo guarda, incrocia le braccia.

HANK: Avevo altro a cui pensare.

NICK: Ma ora…

Hank guarda l’amico, mentre Mackenzie si affaccia nella camera, seria.

MACKENZIE: Disturbo?

Hank scuote la testa, poi guarda Nick, che sta per tornare a parlare.

HANK: Cosa dovrei fare, Nick? Interrompere la proclamazione e dirle che sono innamorato di lei?

NICK: No, non dico questo…

HANK: E allora cosa? Liz ha scelto, e non otto mesi fa. Parliamo di anni. Anni in cui si è fatta una vita con Ethan. Io faccio parte del suo passato…

MACKENZIE: E lei? Anche lei fa parte del tuo, Hank? Perché qui c’è tutta la differenza del mondo.

HANK: Non importa cosa voglio io. Per far funzionare una storia bisogna essere in due.

MACKENZIE: Oh, lo so bene.

Hank la guarda, preoccupato di averla ferita.

HANK: Scusa, non volevo…

MACKENZIE: E’ tutto ok. Non devi censurarti ogni volta che parliamo di relazioni solo perché la mia è andata a puttane.

Nick si gira verso la ragazza, preoccupato dal tono duro.

NICK: Beh, anche la mia…

MACKENZIE: Per circostanze diverse.

Hank si avvicina a Mackenzie, schiarendosi la voce, preoccupato.

HANK: A proposito di questo. So che ne abbiamo già parlato, ma …

Mackenzie scuote la testa, capendo a cosa si riferisca Hank.

MACKENZIE: Non ti chiederei mai di non andare alla laurea di Ellie. La conosci da quando siete piccoli, e a prescindere da me. E poi è l’occasione per vedere Liz.

Hank alza gli occhi al cielo.

HANK: Mi sembra di essere tornato a cinque anni fa.

MACKENZIE: Vorrà dire qualcosa. In ogni caso, vorrei parlarvi di una cosa importante.

I due la guardano, improvvisamente tesi.

MACKENZIE: Riguarda Justin.

HANK: Che succede?

Mackenzie si stringe nelle spalle.

MACKENZIE: Rischia di perdere il lavoro. Ho un’idea, ma… Ho bisogno di parlare con tutti voi, Logan compreso.

Mackenzie si ferma, li guarda entrambi dubbiosa.

MACKENZIE: A proposito, dov’è?




Addison guarda le porte dell’ascensore arrivare a chiudersi, all’improvviso sobbalza nel vedere una mano infilarsi tra le due ante e bloccare la chiusura. Logan la guarda un attimo, prima di entrare in ascensore con lei.

ADDISON: Oh, Log. Non ti avevo visto.

LOGAN: Già. Non ci vediamo da due giorni, eppure il tuo compito sarebbe quello di controllarmi.

ADDISON: Beh, ho avuto da fare, ho una vita anche io…

LOGAN: Oh, me ne sono accorto.

Addison alza lo sguardo al cielo, sbuffando.

ADDISON: Sapevo che saremmo arrivati a parlare di questo. Ora, giusto per la cronaca, non sono io che devo dar conto delle persone con cui esco…

LOGAN: Beh, no, ma considerato che pensavo ti piacessero le donne e la lingua che avevi in bocca era sicuramente di un …

Addison gli mette una mano sulla bocca, avvicinandolo alla parete dell’ascensore.

ADDISON: Abbassa la voce.

Logan aspetta che lei gli liberi la bocca, ma non la lascia allontanare troppo, nonostante sia turbato dall’improvvisa vicinanza.

LOGAN: Che cosa sei?

ADDISON: Evitiamo le citazioni di The Vampire Diaries. Non sono un vampiro. Solo che… Che non sono nemmeno omosessuale.

Logan sgrana gli occhi.

LOGAN: Cosa? Avevi detto… Roy aveva detto…

Addison lo guarda improvvisamente seria.

ADDISON: E’ molto importante che Roy continui a pensarlo, però.

LOGAN: Perché?

ADDISON: Perché l’ho fatto per avere il lavoro.

Le porte si aprono e Addison si avvia verso l’uscita dell’hotel, ma Logan la segue nella hall.

LOGAN. E perché?

Addison si gira.

ADDISON: Non puoi seguirmi fuori.

LOGAN: Scommettiamo?

ADDISON: Perderò il lavoro.

LOGAN: E allora rispondimi.

Addison lo guarda, innervosita dalla tenacia del ragazzo.

ADDISON: Perché ti interessa?

LOGAN: Perché mi sento preso per il culo!

Il ragazzo lo dice con veemenza, e la ragazza si accorge che è turbato.

ADDISON: Murple non avrebbe mai assunto una ragazza per controllare TE. Nell’annuncio era esplicitato.

LOGAN: Eppure ti ha assunto.

ADDISON: Sono stata la migliore candidature. Ho conseguito una laurea in Storia della Musica e una in Media e Comunicazione.

LOGAN: Avresti potuto avere tutti i lavori del mondo, allora. Però hai voluto questo.

Addison lo guarda, seria.

ADDISON: Non tutti pagano come Roy Murple. E io ho bisogno di soldi. Fine della conversazione.

LOGAN: Se non mi spieghi, lo dirò a Roy.

Addison lo guarda tra lo stupito e lo sprezzante.

ADDISON: Fai quello che vuoi, Logan. Non puoi obbligarmi a raccontarti cose che non voglio.

Logan resta a guardarla, si chiede cosa abbia fatto cambiare così repentinamente l’umore di Addison e cosa la porti ad avere bisogno di soldi.

LOGAN: E se ti fossi innamorata di me?

La risposta di Addison arriva quando la ragazza ha già aperto la porta vetrata dell’ingresso.

ADDISON: Sarebbe impossibile innamorarmi di te.

Logan rimane nella hall, le braccia lungo i fianchi e una delusione cocente addosso.

 


NEW YORK, OGGI


Jessy arriva con il fiatone davanti alla casa di Juliet, suona preoccupata di essere in ritardo. Poco dopo Juliet le apre, perfettamente truccata.

JULIET: Grazie Jessy, Rosie ha la febbre e mi dispiace di averti chiamato con così poco preavviso…

Jessy scuote la testa, sincera.

JESSY: Non preoccuparti. Per di più hai già dovuto organizzarti diversamente per i prossimi giorni…

JULIET: Beh, hai un’amica che si laurea…

Jessy annuisce, mentre Juliet si sposta per farla entrare.

JULIE: A proposito di studio, ho saputo che stai seguendo il corso che ti dicevo. Non pensavo fossi appassionata di arte, ma d’altronde venendo da New Orleans…

Jessy sorride, schernendosi.

JESSY: In realtà ho pensato di provare. Mi è sempre piaciuta l’arte, ma… Non l’avevo mai coltivata.

Juliet sorride, supportiva.

JULIET: Beh, direi che sei ancora in tempo, no?

JESSY: Direi di sì.

JULIET: Questo è lo spirito giusto. E a proposito di questo…

Juliet si ferma, un piede già oltre la soglia di casa.

JULIET: Come sai questo è solo un corso propedeutico. I corsi per Economia e Gestione dei Beni Artistici e Culturali cominceranno tra un mese…

JESSY: Sì, ho letto, ma…

Jessy si ferma, cercando di spiegare quali sono i suoi dubbi.

JESSY: Non so ancora dove sarò, e le rette…

JULIET: Le rette sono sostanziose, è vero. Però un modo per risolvere questo problema c’è. Verranno stanziate due borse di studio ai candidati che proporranno un progetto di riqualificazione o sostegno del territorio. Sul sito troverai tutto.

Jessy rimane in silenzio, piena di dubbi, mentre Juliet esce di casa.

JULIET: Ovviamente se non pensi di rimanere a New York, fai finta che non ti abbia detto niente. Però, ecco… Sarebbe un peccato non tentare nemmeno.


NEW ORLEANS, OGGI


Justin entra allo Spotted, desolato. Davanti a lui, il locale, deserto.

DERECK: Ehi, Just!

Dereck

Justin saluta Dereck, cercando di sorridere come può.

DERECK: E io che pensavo di andare a letto…

Justin si guarda intorno.

JUSTIN: Serata fiacca?

DERECK: Ormai è la normalità.

Dereck porge a Justin un bicchiere di birra, senza che il ragazzo abbia ordinato nulla.

DERECK: Gli affari non vanno bene qui. Per niente. Ma non voglio annoiarti con i miei problemi.

Justin fa un sorriso sghembo.

JUSTIN: Tranquillo. Sono un po’ anche i miei.

Dereck lo guarda, preoccupato.

DERECK: Che succede?

JUSTIN: Succede che potrei perdere il lavoro. Non ci sono più fondi per finanziare l’arte a New Orleans, e a quanto pare, a nessuno importa poi molto.

Dereck lo guarda, scuote la testa.

DERECK: Mi dispiace, Just. Ma anche io… Penso che chiuderò. Il fatto è che alle nuove generazioni non interessa molto dell’arte, e chi invece è portato e ha talento… Lo sai meglio di me, prima o poi se ne va da qui.

Justin guarda l’uomo, fa una smorfia triste.

JUSTIN: Già. Forse avrei dovuto farlo anche io.


NEW YORK, OGGI


Liz infila il laptop nella borsa, i due finali abbozzati in un documento su cui è stata tutto il pomeriggio. Chiude la borsa, pensa distrattamente che è in ritardo e Jessy la starà aspettando, fa per uscire ma la voce di Harry la raggiunge.

HARRY: Ehi, Elizabeth!

Liz si gira sorridendo, a disagio con il ragazzo dopo la conversazione avuta quella mattina con Beth.

LIZ: Ehi.

HARRY: Oggi ti ho visto produttiva.

LIZ: Sì, sono… Sono riuscita a scrivere qualcosa. Ora devo solo decidere cosa tenere e cosa no.

Harry annuisce, poi continua, con tono disinvolto.

HARRY: Sei di corsa? Perché altrimenti potremmo prenderci quel famoso caffè…

Liz scuote la testa immediatamente, si accorge troppo tardi di poter essere sembrata scortese.

LIZ: No io… Io domani parto. Vado a Los Angeles, una mia amica si laurea…

HARRY: Ah, ok. Allora magari… Quando torni.

LIZ: Sì, magari.

Si accorge subito che il modo in cui ha risposto non fa sperare in nessuna possibilità, e Liz crede che Harry sia abbastanza perspicace da essersene accorto a sua volta. Non sa perché non riesce a dare un’occasione a qualcun altro, a qualcuno di nuovo, ma mentre percorre velocemente il corridoio che la poterà all’uscita della biblioteca, si convince che deve esserci un motivo. Che forse la persona giusta è già nella sua vita.


MIAMI, OGGI


Colonna Sonora – Running Home To You (2 scene)

Logan non alza lo sguardo, sicuro che sia Nick ad entrare nella stanza. Poi Addison si schiarisce la voce.

ADDISON: Disturbo?

Logan la guarda, stupito, quasi sobbalza dal divano su cui è seduto e da dove guardava apaticamente la televisione.

LOGAN: No, vieni pure.

Addison gli si avvicina, il ragazzo nota che è nervosa, per la prima volta da quando la conosce non c’è traccia di ironia sul suo viso.

ADDISON: Mia mamma… E’ stata malata. Molto.

Logan si alza in piedi, dispiaciuto.

LOGAN: Io… Mi dispiace, Addison, non avrei dovuto…

ADDISON: No. Io non avrei dovuto. Non avrei dovuto trattarti come ho fatto oggi, perché non te lo meriti. C’è un motivo per cui volevo lavorare proprio con voi, Logan.

Logan la guarda, e quando Addison punta gli occhi nei suoi il ragazzo vede che è commossa.

ADDISON: Il tumore di mia madre… E’ stato operabile grazie al concerto di beneficenza che avete fatto a New York. Lei è ricoverata al Downtown Hospital, ora c’è mia sorella con lei. Ma per le cure servono altri soldi.

Logan la guarda, spiazzato dalla confessione, l’assurda sensazione di commuoversi a sua volta e l’insensato impulso di abbracciarla.

LOGAN: Dovresti dirlo a Roy. Hai il diritto di andare a trovarla, e sono sicuro che lui ti capirebbe. Per di più ora non abbiamo impegni…

Addison fa un sorriso lieve.

ADDISON: Ma tu dovresti imparare a fare il bravo.

Logan la guarda, non risponde al tono scherzoso.

LOGAN: Lo farò. Puoi fidarti di me.

Lei lo guarda, finalmente sorride.

ADDISON: Grazie.

Logan annuisce, sorridendo, poi Addison stempra la tensione.

ADDISON: Cosa stai guardando?

LOGAN: Un talent. Ma è noioso.

Addison sorride, si avvia verso il divano, afferrando il telecomando.

ADDISON: Vediamo che altro c’è.

Logan la segue, poi gli porge una ciotola di popcorn, da cui Addison attinge senza parlare, entrambi sul divano, vicini.

ADDISON: In ogni caso non è vero che non ci si può innamorare di te.

Logan la guarda di sbieco, mentre Addison sorride.

ADDISON: Sei migliorato notevolmente dall’inizio.

LOGAN: Andiamo, prenditi i meriti ora.

ADDISON: E’ davvero necessario esplicitarlo?

I due ridono, poi Logan torna serio.

LOGAN: Sono contento se lo pensi. Lo penso anche io, in realtà. Forse è per questo che pretendevo tu ne parlassi con me, ma non avrei dovuto forzarti, o peggio… Ricattarti.

Addison scuote la testa.

ADDISON: Hai fatto bene, io … Avevo bisogno di parlarne con qualcuno.

LOGAN: In ogni caso… Come facevi a sapere che non lo avrei detto a Murple?

Addison lo guarda, alza un sopracciglio.

ADDISON: Andiamo, Log. Sono bastati pochi mesi per capire che la tua è tutta una messa in scena.

LOGAN: Cioè?

ADDISON: Vuoi fare il playboy, ma alla fine sei un bravo ragazzo.

La ragazza torna a guardare la TV e Logan rimane per un attimo a osservarla, con un sorriso storto sul volto.

 


MIAMI, IL GIORNO SEGUENTE


Roy Murple guarda i quattro musicisti, ognuno con la propria valigia, accanto a lui Addison.

ROY MURPLE: Bene, allora ci siamo. Non voglio negarvi che questa idea…

LOGAN: Questa idea non ti piace, lo sappiamo, non sei convinto che sia la migliore opzione dividerci e bla, bla.

Logan si interrompe di colpo, mentre Roy stringe gli occhi, guardandolo serio.

ROY MURPLE: Tu è meglio se non parli. Addison deve lasciarti momentaneamente per motivi personali, ma mi auguro che tu sia diventato abbastanza maturo da cavartela da solo.

Logan guarda Addison, fa nella sua direzione un sorriso complice.

LOGAN: Solo momentaneamente.

ROY MURPLE: Logan, non costringermi a…

LOGAN: Giuro. Farò il bravo. D’altronde non conosco molta gente a New Orleans…

Roy Murple fa un sospiro, solo parzialmente rassicurato. Poi guarda Hank.

ROY MURPLE: E tu ci raggiungerai stasera?

Hank annuisce, sorridendo.

HANK: Se il fuso orario non mi uccide prima.

ROY MURPLE: Avremmo potuto andare tutti a Los Angeles…

Mackenzie si irrigidisce.

MACKENZIE: No. Va bene così. Justin ha bisogno di noi.

Hank guarda la ragazza, un senso di colpa profondo nei confronti dell’amico torna a farsi strada in lui.

HANK: Forse dovrei…

MACKENZIE: No, Hank, ne abbiamo già parlato.

HANK: Sono ancora convinto che dovremmo scambiarci gli arrivi.

Mackenzie scuote la testa, decisa.

MACKENZIE: E invece io credo di essere la persona più indicata per convincere Justin ad accettare il nostro aiuto.

Nick alza le spalle.

NICK: Perché non dovrebbe?

HANK: Perché è un orgoglioso.

MACKENZIE: Conosco il tipo. Posso farcela.

Hank la guarda, dubbioso.

HANK: E Ellie…

La ragazza si ferma, vorrebbe aggiungere qualcosa, chiedere ad Hank di farle le congratulazioni, poi scuote la testa, il ricordo della delusione che torna a farsi strada in lei.

MACKENZIE: Io e Ellie siamo due estranee, ormai.

Hank rimane in silenzio, sa che non può insistere su una cosa così personale.

MACKENZIE: Buona fortuna, Hank.

LOGAN: Vai e conquista!

Mackenzie lo guarda, condividendo con Addison lo stesso sguardo rassegnato.

MACKENZIE: Non andrà a giocare a Risiko.

Logan alza le spalle.

LOGAN: No, ma c’è Liz, giusto? Non mi avete insegnato che bisogna lottare per quello che si vuole?

I tre lo guardano, stupiti da quella considerazione.

NICK: Già. Quindi ora andiamo a salvare New Orleans.

Hank sorride ai ragazzi, poi si separa da loro, in direzione dell’aereo diretto a Los Angeles.


CALIFORNIA, OGGI


Jessy e Liz scendono dall’aereo, si guardano intorno in cerca di un taxi.

JESSY: Guarda che sole. Quasi quasi potrei trasferirmi qui.

Liz la guarda attraverso gli occhiali da sole.

LIZ: E il progetto con l’università di New York, poi?

Jessy si irrigidisce, arrossendo leggermente.

JESSY: Non ho ancora deciso se farlo o meno…

LIZ: Però vuoi farlo.

JESSY: Ma mi vincolerebbe a New York per almeno tre anni.

Liz guarda l’amica, sa a cosa Jessy si riferisce e non si sente nella posizione di darle alcun consiglio. D’altra parte, è lo stesso dilemma di fronte al quale si trova Sammy.

JESSY: Andiamo, cerchiamo un taxi….

“Ehi, voi due!”

Le ragazze si girano, vedono Ellie andare loro incontro. Le sorridono, si abbracciano forte, azzerando le distanze di tutti quei mesi.

JESSY: Cercavamo un taxi, non pensavamo che fossi nello stato mentale per venirci a prendere….

ELLIE: Non vi avrei mai lasciato venire da sole. Anche perché… I taxi sono dall’altra parte.




Colonna Sonora – Shake It Out (3 scene)

Ellie si alza lentamente al termine della proiezione del suo cortometraggio. Poche file dietro di lei, sia Liz che Jessy si asciugano commosse le lacrime. Ognuna delle due ha pensato alla propria vita, alle proprie scelte e agli errori che sicuramente hanno commesso con persone e decisioni. Vedono l’amica alzarsi, avvicinarsi alla cattedra dei professori, tra cui anche il professor Rouge.

PROF.ROUGE: Quindi, signorina Anderson… Lasciamo a lei la parola.

Ellie annuisce, emozionata si schiarisce la voce. Mentre sta per parlare, la porta in fondo all’aula si apre, ed Hank entra nella stanza, affannato. Né Liz né Jessy si girano, troppo intente a sentire il discorso di Ellie, ma lui le distingue lo stesso tra la folla, sente un tuffo al cuore nel riconoscere i capelli lunghi di Liz.

ELLIE: “You and Me” non è solo una storia che parla della ricerca di sé stessi. E’ una storia che parla d’amore. Ho tentato di spiegare che per riuscire a costruire qualcosa con qualcuno è necessario prima costruire qualcosa con sé stessi. Imparare a conoscersi e capirsi, per quanto possibile. Fissare degli obiettivi e riprometterci di raggiungerli forse è l’unico modo per non perderci.

Jessy annuisce, partecipe, mentre Liz si chiede se sia veramente questa la scelta giusta.

PROFESSORE: Questo è vero, ma… Se tra gli obiettivi di un individuo c’è anche una relazione?

Ellie accoglie l’obiezione con un sorriso.

ELLIE: Non è il caso del mio personaggio. Credeva fosse così, e invece non lo era. Il suo obiettivo era essere felice, e scopre che non basta avere un fidanzato per esserlo.

PROFESSORE: Forse nemmeno solo la realizzazione personale.

Ellie guarda il professore, per un attimo ha un cedimento, di nuovo quel tarlo si insinua nella sua mente. Il professor Rouge si schiarisce la gola.

PROF.ROUGE: Forse la signorina Anderson voleva dire che questo è il punto di partenza per costruire poi qualcosa con qualcuno. Giusto?

Ellie rimane per un attimo in silenzio, e le amiche si guardano, preoccupate. Poi Ellie alza lo sguardo verso la commissione, decisa.

ELLIE: Io… Non so se il mio personaggio tornerà dal suo ragazzo, o se troverà qualcuno di nuovo, o se ancora deciderà di rimanere da sola per un altro po’. Quello che so è che ora è matura abbastanza per costruire un rapporto basandosi su un’immagine di sé molto più attinente a quella che è la sua anima.

Ellie fa una leggera pausa, poi sorride.

ELLIE: E posso scommettere che nella prossima relazione non cercherà qualcuno che la plasmi o la completi, ma qualcuno che le cammini a fianco.

Hank segue la discussione, poi si gira verso Liz, mentre il Prof. Rouge si alza in piedi.

PROF. ROUGE: Posso dire senza ulteriori indugi, signorina Anderson…

Vede Liz e Jessy alzarsi, guarda Ellie.

PROF.ROUGE: …Che la proclamiamo dottoressa in Teatro, Film e Televisione!

Tutta la sala scoppia in un applauso, dopo aver stretto le mani ai professori Ellie vede i suoi genitori commossi guardarla sorridenti, Rebecca all’angolo dell’aula annuire nella sua direzione, Jessy e Liz farle il segno della vittoria tra le file di gente, intravede anche Hank in fondo che gli fa un cenno di saluto. Si sforza di sorridere, eppure si trova a pensare che manchi proprio la persona che avrebbe dovuto esserci più di chiunque altra.




Liz vede Anne e George abbracciare la figlia, eppure distingue nell’espressione di Ellie un che di malinconico. Guarda Jessy, si accorge che pensano la stessa cosa.

LIZ: Andiamo da lei.

Jessy annuisce, e le due cominciano a farsi strada tra il pubblico di parenti e futuri dottori. Poi Liz si gira, e lo vede. Appoggiato alla parete, fermo sulle sue gambe.

Si guardano per un momento, poi alla fine Liz fa un sorriso di saluto, sulle labbra tante parole che verrebbero in ogni caso coperte dalla confusione. Poi Jessy le tocca leggermente la schiena.

JESSY: Su, andiamo da Elie.





ELLIE: Per fortuna che avevo detto “niente di eccessivo”.

Ellie guarda sconvolta la location che Anne si è impegnata a trovare per la figlia, un ristorante in mezzo ad un parco perfettamente curato.

LIZ: Pensa se avessi detto che volevi festeggiare in grande.

Le due si guardano, sorridono complici.

LIZ: Sei stata bravissima.

ELLIE: Lo sarei stata meno senza il tuo aiuto.

Hank, poco dietro a loro, interviene.

HANK: Non sapevo l’avessi aiutata.

Ellie si gira verso di lui, fa l’occhiolino.

ELLIE: Ho un’amica scrittrice e non avrei dovuto sfruttarla?

I tre sorridono, e per un attimo tutte le incomprensioni tra loro sembrano appianarsi. Poi George si avvicina, intervenendo.

GEORGE: Vogliamo accomodarci? Ho dato un’occhiata al menù, e propongo di iniziare il prima possibile!

Ellie annuisce e tutti si dirigono verso l’ingresso del ristorante. Jessy si avvicina a Liz e Hank.

JESSY: Com’è andato il viaggio?

Hank annuisce.

HANK: Bene, grazie, anche se ho tardato un pò. Mi preoccupa più ripartire tra qualche ora…

Jessy lo guarda, comprensiva.

JESSY: Dura la vita del musicista, eh?

HANK: Non posso lamentarmi.

JESSY: E Just… Sai perché non è venuto?

Hank la guarda un attimo, chiedendosi quanto debba dire. Alla fine scuote la testa, decide di dire una parte di verità.

HANK: Ha… Un po’ da fare, in questo periodo. Sono sicuro che ti spiegherà lui.

Il ragazzo si avvicina a Liz, e per un attimo Jessy si chiede se le sicurezze di Hank siano reali.




Hank afferra la sedia accanto a quella di Liz, la guarda, ancora in piedi.

HANK: E’ occupato?

Liz scuote la testa, sorridendo.

LIZ: Direi di no.

HANK: Allora…

“Ma tu sei un musicista!”

Una signora afferra Hank per un braccio, lo guarda ammirata.

ZIA MARY: Sono sicura di averti visto in TV! Io sono la zia di Ellie, ma sono come una sorella per lei! Anche perché diciamocelo, sono ancora giovane….

Mary

Hank annuisce, a disagio.

ZIA MARY: Su, vieni qui con noi! Dobbiamo farci assolutamente una foto…

Liz lo vede allontanarsi mentre Jessy le si avvicina.

JESSY: Direi che questo posto si è liberato.

LIZ: Povero Hank. La zia Mary…. Ti ricordi quando entrava in camera e suggeriva ad Ellie come vestirsi per essere più…

LIZ E JESSY: “Cool”?

Le due si guardano, poi scoppiano a ridere.




JESSY: Se mangio ancora, scoppio.

Liz la guarda, sorridendo.

LIZ: Sono decisamente piena anche io.

Jessy indica il bicchiere vuoto.

JESSY: Io mi sa anche un po’ ubriaca.

Liz sorride, poi lo sguardo le cade su Hank, che finge di ascoltare zia Mary e un’altra probabile zia di Ellie che lo tartassano di parole. Sposta la sedia all’indietro, si alza dirigendosi verso il ragazzo.

LIZ: Mi accompagneresti a fare una passeggiata?

Hank la guarda, sollevato.

HANK: Certo, se le signore….

ZIA MARY: Certo, certo! Stare pure insieme, voi giovani!

Hank alza gli occhi al cielo in segno di gratitudine e i due si avviano verso la fontana del giardino.




Colonna Sonora – I Won’t Give Up (3 scene)

HANK: Grazie.

Liz lo guarda, fingendo confusione.

LIZ: E per cosa? Per averti salvato?

HANK: Già. Come sempre.

I due si guardano, poi Liz distoglie lo sguardo, si dirige verso la fontana.

LIZ: Ti trovo bene.

HANK: Sì, mi sono decisamente ripreso, grazie.

Il ragazzo si siede sul muretto della fontana, scruta la ragazza.

HANK: Tu, invece…

LIZ: Stai per dire che ho un aspetto orribile?

Hank scuote la testa.

HANK: Quello mai. Quasi mai. Però diciamo che ti ho visto meglio.

Liz sorride alla battuta di Hank, poi torna seria.

LIZ: Non sto… Affrontando un gran periodo. La Dubay giustamente sta aspettando il libro, dovrebbe uscire entro la fine del mese, e tutto il resto….

HANK: Già. Phil.

Liz annuisce, gli occhi già umidi.

LIZ: A volte mi chiedo cosa sarebbe successo se non fosse partito, se non avesse deciso di seguire i propri sogni. Forse sarebbe ancora vivo.

HANK: Pensi che sarebbe stata una vita, la sua?

Liz si stringe nelle spalle.

LIZ: Questo non lo sapremo mai.

Hank la scruta, pensieroso.

HANK: Io penso che Phil abbia vissuto esattamente la vita che voleva vivere, almeno nell’ultimo periodo. Quando l’abbiamo visto per il concerto… Era sereno, e non credo di averlo mai visto così. Sai che inseguire quello che si vuole dà un senso…

LIZ: E spesso porta delle perdite.

Hank inarca un sopracciglio.

HANK: Non ricordavo la pensassi così.

Liz si gira verso di lui, lo guarda negli occhi, entrambi vicini come non erano da tempo, a pochi centimetri di distanza.

LIZ: Non sono più la Liz di New Orleans, Hank.

Hank legge in quegli occhi della sofferenza che non sa spiegare, e allora gli viene naturale chiederglielo, per la confidenza che hanno sempre avuto.

HANK: Che è successo, Liz?

E forse è il modo in cui il ragazzo le fa la domanda, forse il bisogno di parlarne perché è arrivato il momento di renderlo reale, ma Liz fa un profondo respiro e poi lo dice.

LIZ: Io e Ethan ci siamo lasciati.

Hank rimane a guardarla, la bocca semiaperta, un’espressione indefinibile sul viso.

HANK: Io… Quando?

LIZ: Cinque mesi, ormai.

HANK: Perché non me lo hai detto?

LIZ: Perché dirlo avrebbe significato ammetterlo. E dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo tutto quello che ho investito, che abbiamo investito… Non lo so, è come se… Come se una parte di me pensasse che è impossibile sia finita così.

Hank la guarda, poi annuisce comprensivo.

HANK: Le cose finiscono.

LIZ: Lo so. Ma accettarlo è un altro discorso.

HANK: Hai accettato un sacco di cose nella tua vita. Sei sopravvissuta.

Liz lo guarda, sorride.

LIZ: Quello sei tu.

HANK: Non è vero, io… Lo sono diventato con il tempo. Ma tu lo sei sempre stata, Liz. E capisco che tu non ti senta più la ragazza di una volta, ma… Non sei nemmeno così diversa da non riuscire più a farcela.

Liz lo guarda, istintivamente gli afferra una mano.

LIZ: Il mio Hank. Come fai a sapere sempre cosa dirmi?

Hank sorride, non toglie la mano da quella della ragazza.

HANK: Anni di conoscenza, immagino. Perché non importa quanto cambiamo… Siamo sempre Liz e Hank, Hank e Liz, giusto?

I due si guardano un attimo, Liz fa per parlare un’altra volta, ma Jessy arriva, interrompendoli.

JESSY: C’è la torta!




Ellie vede arrivare la torta, sorride, mentre George si schiarisce la voce e con il coltello picchia leggermente il bicchiere di fronte a lui.

GEORGE: Prima di brindare, mi sembra giusto che mia figlia faccia un discorso.

Ellie guarda sbalordita il padre, ma tutti, compresi Hank e Liz, arrivati in quel momento con Jessy, cominciano ad incitarla per fare un discorso.

ELLIE: Ok, beh, pensavo di lasciarvi ancora un attimo sorridenti, senza lacrime di commozione e il cuore sciolto dalla gioia, ma se proprio insistete….

Ellie sorride, si alza in piedi, poi torna a parlare, seria.

ELLIE: Oggi è un giorno importante. Oggi è il giorno in cui raccolgo i frutti di qualcosa per cui ho lottato. E non è stato facile, ma sicuramente sarebbe stato impossibile senza di voi.

Ellie fa un profondo respiro, quando torna a parlare la sua mente visualizza una persona in particolare.

ELLIE: Grazie a voi sono cresciuta. Grazie a voi ho imparato ad assumermi dei rischi e smettere di stare “dietro la cinepresa” nel senso metaforico del termine. Ho imparato a farmi valere, a non avere paura di dire la mia, a diventare indipendente e forte. A inseguire i miei obiettivi, a lottare per raggiungere ciò che voglio.

Ellie tace, e il tavolo applaude, mentre lei continua a guardare l’immagine di Mackenzie prodotta dalla sua mente, chiedendosi quanto stia effettivamente lottando per ciò che vuole. Mentre è immersa in quelle riflessioni, il padre apre la bottiglia e le versa un bicchiere, poi si schiarisce la voce, commosso.

GEORGE: Voglio che tu sappia che sono fiero di te. Sono fiero della persona che sei diventata e sono certo che ce la farai, in ogni cosa che deciderai di tentare nella tua vita. Ti voglio bene, tesoro.

Ellie si fa abbracciare, brinda insieme agli altri, poi si risiede. Gli occhi le cadono su Hank e Liz, vicini eppure mai abbastanza da riprovarci, e su Jessy, lontana da Justin come non è mai stata, più serena ma comunque incompleta. Si alza di colpo, gli altri non se ne accorgono subito, poi la madre si gira verso di lei.

ANNE: Tesoro, che succede?

ELLIE: Io… Io devo andare.

Il tavolo si zittisce in tempo per sentire quella frase, che Ellie si limita a spiegare guardando per un attimo tutti.

ELLIE: Scusate, devo andare.

Poi lascia il tavolo, corre verso l’uscita del ristorante. Hank, Liz e Jessy si guardano.

LIZ: Che diavolo…?

Poi si alzano simultaneamente, si dirigono in direzione di Ellie.




LIZ: ELLIE!

La ragazza si gira, mentre i tre la raggiungono, ansimando.

ELLIE: Dov’è?

I ragazzi la guardano, senza capire, poi Ellie si avvicina a Hank.

ELLIE: Dove state ora?

HANK: I Carpe Diem?

Ellie annuisce, impaziente.

HANK: Noi… Noi siamo New Orleans. Per Justin.

Jessy si gira di colpo.

JESSY: Perché? Che succede?

ELLIE: Chiedilo a lui.

Jessy si gira, senza capire la frase della ragazza.

ELLIE: Chiedilo a lui. Parlaci, digli quello che provi.

LIZ: E’ questo il tuo piano? Vuoi tornare con Mackenzie?

ELLIE: Io non so se torneremo assieme, Liz. Ma non voglio che tra noi ci sia questo astio, questa indifferenza dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo tutto quello che è stato per me…

LIZ: E’ una conseguenza alle tue azioni. Non voglio sembrarti cattiva, ma…

ELLIE: Hai ragione. E’ una conseguenza delle mie azioni, e voglio rimediare.

LIZ: E pensi che basti chiedere scusa?

Ellie scuote la testa.

ELLIE: Penso che sia necessario fare qualcosa.

Un taxi si ferma davanti al ristorante, proprio nel momento in cui anche Anne e George raggiungono il gruppetto.

JESSY: Domani devi cominciare a lavorare all’Università, Ellie!

Ellie guarda l’amica, poi i suoi.

GEORGE: Che succede, Ellie?

ELLIE: Succede che sto scegliendo, papà. E forse sarà una pessima scelta, ma sarà la mia, e io… Io voglio condurre il gioco.

George guarda la figlia, dopo poco le fa un piccolo cenno d’assenso. Ellie sale sul taxi, decisa.

ELLIE: Mi porti all’aeroporto, per favore.


NEW ORLEANS


Justin si avvicina alla lavagna, la pulisce in attesa dell’inizio di quella che, ora lo sa, potrebbe essere una delle sue ultime lezioni. Quando si gira, la vede sulla soglia.

JUSTIN: Ciao. Io ti devo delle scuse….

HANNA: Più che altro una spiegazione, se non è chiedere troppo.

Justin annuisce.

JUSTIN: Mi dispiace di aver rimandato il nostro incontro, ma sono successe delle cose che mi hanno impegnato e…

HANNA: il nostro “inconrro”’? Perché hai così paura di chiamarlo appuntamento?

JUSTIN: Beh, perché… E’ solo una parola per un’altra, Hanna.

Hanna scuote la testa, piccata.

HANNA: Non è solo una parola per un’altra. Non vuoi ammettere che ci vediamo, non vuoi parlare con me di quello che ti succede… E’ così che vivi una relazione, Justin?

Justin scuote la testa, irritato.

JUSTIN: No, credimi, siamo ben lontani dall’essere in una relazione…

HANNA: Perché c’è lei, giusto? E non dire “lei chi”, perché lo sappiamo entrambi.

JUSTIN: Lei non c’è più, è a New York…

HANNA: Ma immagino che con lei tu abbia parlato di quello che è successo.

JUSTIN: E invece no.

HANNA: Ma avresti voluto farlo.

Justin sbuffa, esasperato.

JUSTIN: Certo che avrei voluto farlo! Cosa ti aspettavi, Hanna? Parliamo di una storia che è durata anni, che mi ha fatto fare scelte difficili e importanti, parliamo dell’unica persona che sia riuscita a vedere la persona che poi sono riuscito a diventare! E credimi, la cosa più stupida che tu possa fare è metterti in competizione con l’amore della mia vita!

Hanna rimane a guardalo, il tono deluso.

HANNA: Allora forse la cosa migliore per te è che torni con lei, Justin.

Poi lascia l’aula, senza che Justin senta il bisogno o la voglia di trattenerla. E’ solo un attimo di silenzio, quello in cui Justin decide che stasera la chiamerà, che ha bisogno di sapere anche solo come sta. Poi l’aula comincia a riempirsi di studenti.


NEW YORK, OGGI


Ethan fa un profondo respiro, poi bussa alla porta.

Avanti”.

Il ragazzo spinge la porta, entra nell’ufficio del dottore.

ETHAN: Non so se si ricorda di me…

Il dottor Smith si alza in piedi, stringe la mano al ragazzo.

DOTTOR SMITH: Ethan Brown. Certo che mi ricordo. Il caso della piccola Caroline. Spero stia bene.

Ethan sorride, annuendo.

ETHAN: Sì, lei… Sta rispondendo molto bene alla terapia.

DOTT.SMITH: Ne sono felice. A cosa devo la sua visita?

ETHAN: Ecco, io… Ho saputo delle iniziative che intraprendete in Africa.

Il dottor Smith annuisce, in attesa.

ETHAN: E ho deciso di partire con voi.

DOTT.SMITH: E’ consapevole che sei mesi sembrano pochi ma possono pesare, soprattutto per chi aspetta a casa…

Ethan annuisce, serio.

ETHAN: Non ho nessuno ad aspettarmi. Sono pronto.




Beth spegne il computer, alza la testa in tempo per vedere Will prendere la porta.

BETH: Will!

Il ragazzo si gira, sul viso un’espressione rassegnata.

WILL: Dimmi.

Beth gli si avvicina, a disagio.

BETH: Io… Volevo ringraziarti per avermi proposto con Matt, l’altro giorno…

Will alza le spalle.

WILL: Figurati.

BETH: E volevo scusarmi per l’altra sera. Io… Non so cosa mi sia successo, forse…

WILL: Sì che lo sai. Lo so anche io.

Will la guarda, serio.

WILL: Quel ragazzo, il cantante… E’ chiaro che lo conosci. Non so se c’è ancora qualcosa, se è finita e per quali motivi, ma è inutile cercare di andare avanti se non si chiude con il passato.

Beth scuote la testa, decisa.

BETH: Non posso chiudere con questa parte del passato.

WILL: E allora direi che non c’è più niente da dire.

Il ragazzo la guarda, le fa un ultimo, deluso sorriso.

WILL: Buon viaggio, Beth.


CALIFORNIA, OGGI


Collona Sonora – All I Ever Wanted (fino alla fine)

Ellie vede l’aereo sotto di lei prendere velocità, abbandonare la California per dirigersi lentamente verso New Orleans. Sente il cuore nel petto battere più forte, vi appoggia sopra una mano. E si sente viva, e le viene naturale sorridere.




Liz accompagna Hank all’aeroporto, il personale li fa accomodare momentaneamente in una sala nascosta al pubblico.

LIZ: Ecco i vantaggi di essere famosi.

Hank si stringe nelle spalle, ancora turbato da quanto successo poco prima.

LIZ: Quindi ora rivedrai Ellie a New Orleans.

HANK: Già.

LIZ: Che sta succedendo, Hank?

HANK: Justin… Rischia di perdere il lavoro. Abbiamo pensato di aggiungere una tappa al tour. Farlo a New Orleans, e devolvere il guadagno all’università.

Liz guarda il ragazzo, scuote la testa.

LIZ: Non ne sapevo niente.

HANK: Anche io l’ho scoperto da poco.

LIZ: Digli che noi ci siamo. E che sono certa che anche Jessy vorrà rendersi utile. Solo… Digli di non scappare da lei. Forse Ellie ha ragione.

Un annuncio vocale comunica loro che l’aereo di Hank è in partenza.

HANK: Devo andare.

Liz annuisce, sorride triste.

LIZ: Sì, lo so.

Si avvicina al ragazzo, lo abbraccia. Hank la guarda intensamente, mentre si allontanano l’uno dall’altra, poi afferra il suo borsone.

HANK: Allora… Ci vediamo.

LIZ: Sì.

Il ragazzo si gira, fa per uscire dalla stanza. Poi pensa alle parole di Ellie, a quelle di Mackenzie e a quelle di Nick. E allora decide, si gira, la guarda.

HANK: Io ti amo, Liz. E’ questo che ti volevo dire otto mesi fa, quando stavo venendo da te. Ti volevo dire che ti amo, ti amo ancora nonostante tutto quello che ci è successo. Perché sebbene le nostre vite abbiano preso strade diverse, io sento ancora il legame che ci lega, e lo vedo, lo vedo ogni volta che ci incontriamo. Percepisco ancora tutto quello che ci unisce, come se non fosse passato un solo momento da quel primo giorno di liceo. E volevo sapere se lo vedevi anche tu.

Hank respira profondamente, mentre Liz continua a guardarlo, senza parole.

HANK: Dopo l’incidente ho lasciato perdere, perché non sapevo cosa ci sarebbe successo, ma ora sono qui e come hai detto tu, Ellie ha ragione. Quindi ho bisogno di sapere se lo vedi anche tu.

Hank la guarda, mentre Liz continua a guardarlo allibita, la mente completamente svuotata. Il ragazzo le si avvicina.

HANK: Dimmi che lo vedi anche tu.

Liz apre la bocca per parlare, ma è priva di una risposta, quelle parole così dirette, così spontanee non le permettono di formularne una. Una hostess si affaccia alla stanza.

HOSTESS: Il suo aereo è in partenza, signor Berkley.

Hank rimane con gli occhi in quelli di Liz, che dopo poco si fa coraggio, ingoia la saliva e parla.

LIZ: Devi… Devi andare.

Hank la guarda, un improvviso lampo di consapevolezza si affaccia sul suo viso. E’ finita, ci ha provato, ma ora non può rimproverarsi nulla.

HANK: Ciao, Liz.

La ragazza lo guarda allontanarsi, chiedendosi quando sarà in grado di rispondere a quella domanda.




Jessy aspetta che Liz esca dall’aeroporto, è seduta vicino al loro gate. Giocherella con il telefono, passandoselo tra le mani, poi le viene alla mente il volto deciso di Ellie. E allora lo fa. Lo sente rispondere al quarto squillo.

JUSTIN: P… Pronto?

JESSY: Just?

Justin sente la sua voce, la sente chiara e limpida.

JESSY: Come stai?

JUSTIN: Io.. Tu?

JESSY: Io bene. Sono tornata ora dalla laurea di Ellie e…

JUSTIN: Falle le auguri da parte mia. Non sono riuscito a venire ma….

JESSY: Glieli farai tu stesso. Sta venendo a New Orleans.

JUSTIN: Cosa? E… E tu…

JESSY: Cosa succede, Just?

Justin cerca di ingoiare il magone formatoglisi all’altezza del pomo d’Adamo.

JUSTIN: Rischio di perdere il lavoro.

Jessy si alza di scatto, incredula.

JESSY: Cosa? E perché?

JUSTIN: New Orleans non ha più fondi da dedicare alla cultura.

Jessy rimane in silenzio, mentre la frase gli rimbomba in testa. Pensa al corso appena intrapreso, alla tempistica che combacia perfettamente con i bisogni di Justin. Si chiede se non sia un segno, un suggerimento di quelle che devono essere le sue scelte.

JESSY: Ok. Spiegami bene.

JUSTIN: No, io… Non voglio metterti pensieri…

JESSY: Sono in grado di gestirti, Just. Fidati di me.

JUSTIN: Mi fido.

JESSY: E allora spiegami. E stai tranquillo, troveremo una soluzione insieme.

E Justin scoppia a piangere, in silenzio, e si dice che forse Hanna ha ragione, ma d’altronde l’ha sempre saputo, che Jessy è quella giusta.

JUSTIN: Come abbiamo sempre fatto.

Jessy annuisce, anche se lui non può vederla, commossa.

JESSY: Come abbiano sempre fatto.


NEW ORLEANS


I Carpe Diem salgono uno dopo l’altro nella macchina che li aspetta all’aeroporto. Nick sale per ultimo, rimane per un attimo per metà fuori dall’abitacolo, guardando il tramonto sulla città. Mackenzie, da dentro, lo chiama.

MACKENZIE: Ci sei?

Nick entra, le sorride.

NICK: Sì, ci sono.

MACKENZIE: A che pensavi?

Nick la guarda.

NICK: Che mi sento sempre diverso quando torno a casa.

MACKENZIE: Diverso come?

NICK: Più me stesso.

La ragazza lo guarda, annuendo. Poi la macchina riparte in direzione dell’albergo.

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5 thoughts on “5×14 – ALL I EVER WANTED

  1. – Il panico è una brutta e subdola bestia secondo me, perché alla fine lo creiamo noi e noi lo domiamo in un certo senso e certe volte è veramente un’impresa titanica riuscirci. Mi ricordo bene quello che successe a Liz e come venne descritto e lo trovai veramente un ottimo lavoro.
    – Riguardo le coppie, escludendo Lost che non ho mai visto e che ormai mi hanno quasi del tutto spoilerato il finale, quindi credo non vedrò mai, quindi non posso dire nulla. Mi sento di escludere Daredevil (ho visto solo la prima serie) e Flash (che avevo inserito io) perché le storie dei fumetti le conosco, quindi non mi riescono ad illudere, se pur apportando qualche cambiamento nelle versioni televisive, avendo letto e conoscendo gli archi narrativi originali, molte volte riesco ad anticipare, quindi non mi fregano (so spoiler che voi umani non potete immaginare…ahahahahah) 🙂
    Mi soffermerei invece sui due esempi che hai esposto: The Vampire Diaries e Dawson’s Creek, due serie che ho amato parecchio e raffrontandole a Crossroads, ti assicuro che non è un problema di bravura, ma semplicemente di “tempo”. Con questa puntata qui arriviamo a 67 episodi, ben lontani dai numeri con cui siamo stati martellati dalle ship storiche degli altri due telefilm (171 uno e 128 l’altro). Una cosa che mi è sembrata simile tra le relazioni che hai indicato e quelle di Crossroads è il fatto che sono in entrambi i casi relazioni diverse per periodi di vita diversi. Credo che le persone con il tempo e l’esperienza cambiano e quindi possano vivere amori diversi, per periodi di vita diversi e tutti con un valore simile. Ovvio l’ottimo sarebbe trovare la persona giusta con cui durante la vita, cambiare insieme. Dawson e Joey, come Stefan e Elena, come Hank e Liz secondo me rappresentano quegli amori giovani, quelli più spensierati (più o meno) e ricchi di sogni. Mentre gli opposti li ho sempre visti come gli amori della maggior consapevolezza. Da questo punto di vista è molto interessante il fatto che Liz va oltre questo schema, che definirei classico. La rottura con Ethan crea una breccia in qualcosa di nuovo. Di Dawson’s Creek che praticamente ha accompagnato tutta la mia adolescenza, dai primi amori/delusioni in avanti, non mi vergogno di dire che a 12-13 anni tifavo per Dawson, poi riguardandolo negli ultimi anni mi sono dovuto ricredere su Pacey. Per la prima Joey era giusto Dawson, mentre per l’ultima era giusto Pacey e in questo non ci vedo nulla di strano o di male 🙂

  2. Hai preso esempi in cui le altre coppie, secondo me, non erano altrettanto forti. Te ne faccio altri:
    Dawson e Joey e Pacey. Come si faceva a non credere al dolore di lei quando si lasciava con uno dei due? Li ha amati entrambi, a prescindere da chi abbia scelto ( e a quale coppia uno fosse più affezionato). In Lost lo stesso si può dire per Kate, Saywer e Jack. E Daredevil allora? Lo possiamo tutti shippare con Karen, ma non è che Elettra è la prima stronza che capita. Stessa cosa vale per The Vampire Diarie: pur non tifando per loro, fino all’ultima puntata si capisce che Elena e Stegan si sono amati. Poi hanno smesso, ma questo non rende meno veri i loro sentimenti.
    Se hai pensato questo probabilmente l’errore è mio da non aver costruito una ship altrettanto potente.
    Per il resto direi che la metafora è azzeccata (peraltro Liz ha sofferto di crisi di panico dopo la morte del padre, sempre per rimanere in tema)

  3. Effettivamente Liz e gioie stanno in antitesi, come un po’ tutti in Crossroads, forse giusto il padre di Ellie con il bacon 🙂
    Penso sia comprensibile la reazione di Liz, capita a tutti credo nella vita, in modi e tempistiche varie e differenti ovviamente. Quando non sai più di chi poterti fidare, quando arrivi a dubitare anche della fiducia che riponevi in te stessa/o? Dove trovi la voglia di alzarti al mattino? Situazione che genera paralisi e credo in situazioni più estreme, possa generare anche crisi di panico e altro. Dopo è come quando ti tolgono il gesso, bisogna riabituarsi a muovere l’arto che si era rotto. Forse la rottura con Ethan sembra poco influente, perché a molti (me compreso) i Liank sembrano un po’ come Seth-Summer o Barry-Iris, quelle coppie che prima o poi tornano insieme, Ma mi spiego meglio, Summer-Zach erano carini eppure tutti sapevamo che avrebbero rotto, fin da principio. Barry e Patty a me piacevano, secondo me era tutto scritto perfettamente, sul fumetto vanno alla grande, però sul telefilm sapevo che avrebbero rotto, anche se non c’erano indizi evidenti. Ma questo è colpa di chi legge o guarda che si attacca troppo alle ship, almeno secondo me.

  4. Sempre citando Pieraccioni, direi che lo stile di vita di Liz non tende proprio alla felicità, quindi, in qualsiasi modo la si veda, Liz è abbastanza lontana dall’essere considerata una persona felice e piena di gioia…. xD

    Sono contenta che Logan ed Addison piacciano, anche se la ragazza non è stata del tutto chiara riguardo le sue inclinazioni sessuali, quindi chissà :p

    Tutti si aspettavano una reazione diversa da Liz, ma quello che volevo descriveree è una fase della vita che conosco molto bene, ed è quella in cui il soggetto in questione si trova come “congelato”, non sa cosa cerca, non sa cosa vuole, non sa cosa si aspetta dalla vita e di conseguenza non sa come reagire alle novità, che siano un appuntamento con Harry o la dichiarazione di Hank.
    Quello che forse non è trapelato abbastanza è che LIZ è PROFONDAMENTE FERITA DALLA ROTTURA CON ETHAN: così ferita che non si immagina più con qualcun altro, perchè come potrebbe andare bene, dopo che ha fallito così tante volte? Perr di più Hank è la sua unuca costante, in una vita in cui Jessy si è allontanata più di una volta, così come Ellie, per non parlare di Ethan ,mentre Hank c’è sempre stato. Non sa cosa rispondere ad una cosa così improvvisa,detta peraltro 5minuti prima che lui prenda l’aereo… Poi capisco tutte le considerazioni e le obiezioni,concordo che non sia il modo migliore di reagire (glielo dice anche Beth), però lei per ora è così. Appunto, chi leggerà saprà 🙂

  5. Una pezzo di questa puntata è stato strepitoso, ma ci arriverò, fra un attimo, prima iniziamo con il padre di Ellie che non si fa gli affaracci suoi!!! 🙂
    – Liz con la storia delle munizioni per la felicità, tocca livelli di tristezza e depressione notevoli, che poi lo sanno tutti che la felicità non è un obiettivo, ma uno stile di vita (lo dice anche Pieraccioni nel Ciclone) 🙂
    – Finalmente Justin ha capito la cazzata fatta di non essere partito con il suo ex-gruppo!!! C’è voluto del tempo ma finalmente ha capito!
    – Sapevo che Addison non era stronza, ma il suo comportamento nascondeva un losco e tragico motivo. In questa punta i Logdison danno soddisfazioni, bellissima la loro scena, la mia preferita della puntata, secondo me oscurano anche la dichiarazione di Hank. Stupenda anche la scelta della canzone di accompagnamento, presa da Flash (ho trovato stupenda anche quella puntata musical). Questa scena secondo me è definibile solo con “perfetta”, perché in spirito autolesionistico io adoro le scene quando le cose non sono ben definite, ma c’è tanto amore nell’aria 🙂
    – “Vai e conquista!” è spettacolare e anche l’immagine dei tre che guardano Logan stupito! W Risiko! 🙂
    – Devo dire che ci sono rimasto male per il povero Hank, non ho capito il silenzio di Liz, mi aspettavo un’altra reazione.
    – Harry non saprei, ha il lato positivo di avere una cosa in comune con Liz e come si dice dalle mie parti: “chi si somiglia si piglia”. Però se poi ci si somiglia troppo diventa una noia. Faccio il tifo per le vie di mezzo, nè calamite nè troppo simile da diventare gemelli siamesi. Gusti e punti di vista diversi secondo me contano in tutte le situazioni della vita e anche nelle relazioni, le rende più interessanti.
    C’è sempre da dire che esiste l’eventualità che Liz sia rimasta colpita da lui solo per la somiglianza con Hank, ma in quel caso allora meglio che scelga il batterista, secondo me, visto il loro passato 🙂 Deduco che solo chi leggerà saprà!

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