5×11 – IF YOU COULD SEE ME NOW

Se vi siete persi gli episodi della prima,seconda, terza e/o quarta stagione, cliccate qui: 

PREVIOUSLY ON CROSSROADS

Volevo inoltre ringraziare tutti per il supporto e per seguire la storia, dai grafici del blog sembrate davvero tanti! E siamo arrivati  all’ultima stagione di CrossRoads.. Ora più che mai ho bisogno del vostro parere per salutare degnamente Liz and company 🙂


NEW ORLEANS

UNA SETTIMANA DOPO


Nick tenta di ignorare il ripetuto bussare, la volontà di sprofondare nuovamente in quel sogno. Ma dall’altra parte della porta Roy Murple non ha intenzione di arrendersi.

ROY MURPLE: Nick! Niiiiick! Su, alzati! Nick!

Il ragazzo apre gli occhi suo malgrado, guardando il soffitto della sua camera d’albergo, la mente che rielabora tutto l’accaduto delle ultime settimane. Si alza pigramente dal letto, mentre Roy Murple continua a bussare alla porta, imperterrito, finchè un ancora assonnato Nick non gli apre la porta.

ROY MURPLE: Sapevo che insistendo avrei avuto la tua attenzione!

Nick risponde con un grugnito, fa entrare il manager, che comincia a percorrere la stanza a lunghi passi.

ROY MURPLE: Allora, come saprai Mackenzie stasera ci lascia… Momentaneamente, s’intende.

Il manager si interrompe, guarda Nick ma senza cercare un suo cenno di assenso.

ROY MURPLE: Apro le finestre.

Nick si accascia su una sedia, mentre il pallido sole di New Orleans  invade la camera. Si rassegna a svegliarsi.

NICK: Che ore sono?

ROY MURPLE: Oh, abbastanza tardi per svegliarti. Dicevo, Mackenzie non c’è, Hank ha altro a cui pensare e Logan… Beh, Logan ti potrebbe anche accompagnare…

NICK: Ma dove?

Murple guarda per un attimo Nick, assorto, poi si colpisce la fronte con una mano.

ROY MURPLE: Giusto giusto, non te l’ho detto….

Nick lo guarda, attende, paziente.

ROY MURPLE: I Carpe Diem hanno vinto un premio. “Miglior gruppo emergente degli ultimi tre anni”. Che ne dici?

Nick si alza dalla sedia, improvvisamente sveglissimo.

NICK: Cosa? Quando?

Roy Murple lo guarda, soddisfatto.

ROY MURPLE: Mi ha avvisato l’ufficio stampa di Miami ieri. Ma a ritirarlo dovrai andare il 18 dicembre, ovvero domani sera.

Nick guarda il manager, spalanca gli occhi, sorpreso.

NICK: Il 18 dicembre? Questo vuol dire che oggi è…

ROY MURPLE: Il 17 dicembre, sì.

Il viso di Nick si rabbuia all’improvviso.


NEW YORK


Beth bussa leggermente alla porta socchiusa, sente la voce di Matt rispondere “Avanti!”. Entra, preoccupata, mentre l’uomo alza gli occhi, sorride vedendola.

MATT: Ehi, Beth.

BETH: Mi cercavi?

Matt annuisce, si fa serio, le indica la sedia di fronte a lui.

MATT: Siediti pure.

Beth si accomoda, in silenzio.

MATT: Come saprai, Kath in questi giorni ha cose più importanti a cui pensare.

Beth annuisce, si fa seria anche lei.

BETH: Spero si riprenderà.

Matt annuisce, preoccupato.

MATT: Lo speriamo tutti. Ma non è questo di cui ti voglio parlare.

Beth annuisce, la paura di perdere il posto che diventa lentamente una certezza.

MATT: L’articolo che hai scritto sulla serata di beneficenza… Oltre ad essere stata una tua idea, e questo ti fa onore, è molto bello.

BETH: Però non è stato pubblicato.

Matt le regala uno sguardo di scuse.

MATT: No, infatti. E questo perché quello che è successo a Berkley ha avuto la precedenza, e poi tutto il resto…

BETH: Capisco benissimo.

Matt la guarda ancora una volta, prima di continuare.

MATT: E’ che ci tenevo che il tuo pezzo avesse il suo rilievo. E anche se sono passate due settimane dal concerto… Ho pensato che potessi avere il tuo spazio ora.

Beth sgrana gli occhi, sorpresa dalla proposta.

MATT: L’intervista che hai fatto ai musicisti… E’ molto bella. E anche le risposte, penso ce ne sia bisogno …

BETH: Beh, io…Ti ringrazio. Ma non vorrei che fosse solo per Phil o….

MATT: No. E’ perché è una bella intervista, e un buon pezzo.

Beth lo guarda ancora un attimo, come ad accertarsi che l’uomo non la inganni. Alla fine sorride.

BETH: Quindi mi hai chiamato per dirmi….

MATT: Per dirti che domani uscirà il tuo pezzo. Segnati la data, insomma.

Beth sorride.

BETH: Lo farò. 18 dicembre, giusto?

E mentre lo dice, si ricorda di un altro evento.




Liz sente il telefono squillare di nuovo, lo ignora, la testa tra due cuscini, nel letto di casa. Non esce da una settimana, in cucina diverse ciotole di take-away e cartoni di pizza. Preme più forte il cuscino sulle orecchie, sa che Lena Dubay aspetta ancora una risposta, ma in questo momento sa che non può prendersi la responsabilità di niente. Sente la voce di Ellie arrivare dalla cucina.

“ Liz, sono io…. Ancora. Jessy mi ha detto quello che è successo, e capisco tu non ne voglia discutere ma… Anche io ho bisogno di parlare con te. Stanno succedendo delle cose e penso… Penso che farebbe bene ad entrambe parlare un po’. Richiamami, ok?”

Il messaggio si interrompe, Liz allenta un po’ la presa dal cuscino.


NEW ORLEANS


Tyler guarda Hank, dubbioso.

HANK: So che non pensi sia una buona idea.

Tyler scuote il capo, rassegnato.

TYLER: No, ma penso anche che questo non ti convincerà a lasciar perdere.

Hank annuisce, cominciando a sentire lo sforzo del suo intero corpo sorretto dalle braccia. E’ appoggiato al corrimano della passatoia, ha insistito sordo ad ogni obiezione di Tyler.

HANK: Già.

Tyler indica la passerella con un gesto della mano.

TYLER: Allora prego.

Hank torna a posare lo sguardo di fronte a sé, la passerella con il corrimano così corta, una cosa da niente, in quattro passi sarà dall’altra parte….

Appoggia i piedi a terra, sente a malapena il suolo con la scarpa, Tyler gli si avvicina, professionale.

TYLER: Fai piano… Un passo alla volta…

Appena lascia un braccio sente che le gambe non gli reggeranno, ma non gli importa, prova ugualmente a fare un passo. La gamba resta immobile, nonostante un fremito del muscolo della coscia, troppo debole per smuoverlo dalla sua posizione. Hank prova a riacciuffare il corrimano, ma le gambe gli cedono prima. Sente le mani di Tyler afferrarlo da sotto le ascelle, prima di cadere in terra.

TYLER: Ti avevo detto che era una… Pessima idea.

Hank si fa rimettere sulla sedia, docile e rabbioso allo stesso tempo.

TYLER: Senti, Hank, capisco che tu abbia voglia di vedere progressi, davvero. Ma credimi, i tuoi muscoli stanno rispondendo al massaggio circolatorio, me ne accorgo, e per te può non essere niente ma…

HANK: Esatto. Per me non è niente.

Tyler percepisce nel tono calmo del ragazzo una rabbia sottopelle, la stessa rabbia che ad intervalli regolari Tyler ha visto in lui durante le settimane di riabilitazione.

TYLER: Sono passate solo due settimane. Non puoi pretendere…

HANK: Sì, lo so.

Hank volta la testa dall’altra parte, Tyler capisce che il discorso è chiuso.

TYLER: Vuoi riprovare o…

“Disturbo?”

Hank si volta di colpo, sulla soglia vede Nick, che gli sorride.

HANK: Ehi, ciao.

Tyler approfitta della presenza di Nick per far calmare Hank.

TYLER: Torno nel pomeriggio, ok?

Hank annuisce, il ragazzo supera Nick salutandolo.

NICK: Allora, come va, bello?

Hank lo guarda, tenta di sorridere per dissimulare la grande frustrazione di quei giorni.

HANK: Sono appena caduto come un idiota su una pedana di 100 metri, quindi potrebbe andare meglio, ma non mi lamento.

Nick gli rivolge uno sguardo comprensivo, che Hank cerca di rifuggire.

NICK: E’ passato pochissimo tempo. So che a te sembra tanto, ma credimi, so cosa vuol dire…

HANK: Davvero?

Nick annuisce.

NICK: Davvero. Quando mamma… Anche a me sembrava non finisse più. Sai, il suo dolore e tutto il resto.

Hank guarda l’amico, si sente in colpa per quell’inizio di aggressività, annuisce nascondendo lo sguardo.

NICK: Ma sono sicuro che ce la farai. Insomma, non mi costringerai a cambiare batterista, vero? Considerato che sei l’unico rimasto della formazione originaria e abbiamo scritto il nostro primo pezzo insieme…

Hank lo guarda, sorride.

HANK: Già. A proposito di pezzi… In questi giorni la cosa positiva è che ho pensato molto. E di conseguenza ho scritto delle cose. Non so se possono andare, ma…

Nick annuisce, entusiasta.

NICK: Grande! Appena hai tempo fammele vedere.

HANK: Certo.

I due si sorridono, poi Nick si muove di scatto, comincia a cercare qualcosa nelle tasche.

NICK: Anzi… Vedi se puoi aiutarmi anche con questa.

Hank lo vede porgergli un foglio, lo prende, vede parole sparse e uno spartito accennato.

NICK: Sono i miei tentativi di scrittura di questi giorni. Come vedi, sono stato meno diligente di te.

HANK: Può pensare solo uno alla volta.

Nick ride, poi per un attimo si fa serio.

NICK: Diciamo che credo che per me valga il contrario. Più penso, meno riesco a scrivere.

Hank torna a guardare il foglio, poi alza lo sguardo.

HANK: Forse perché non stai pensando a ciò che stai scrivendo.

Nick lo guarda senza capire.

HANK: Insomma, mi sembra una canzone sulla musica e tu… In questo momento credo abbia altri pensieri. Forse il tema dovrebbe essere un altro.

NICK: Però può essere il tuo.  Non stai facendo tutto per la musica?

I due si guardano un attimo, poi Hank annuisce.

HANK: Già. E’ così.

NICK: Allora vedi cosa puoi fare con la mia sottospecie di testo. Conto su di te.

Nick si alza, mentre Hank lo guarda, grato all’amico di averlo fatto sentire utile.

NICK: Ora vado, ho un aereo da prendere.

HANK: Già, la premiazione! Mi sarebbe piaciuto venire, ma…

NICK: Ce ne saranno altre. Ne sono sicuro.

Nick appoggia la sua mano sulla spalla di Hank, in segno di saluto, e il ragazzo ricambia sorridendo. Poi lo guarda allontanarsi verso il corridoio.

HANK: Nick?

Nick si gira.

NICK: Sì?

HANK: Pensavo… La premiazione è domani. Parti così presto?

Nick lo guarda, fa un sorriso triste.

NICK: No, parto stasera. Ma prima devo andare in un posto.




Logan si sveglia di colpo, la luce del sole che penetra fin sotto alle palpebre. Infastidito si porta un braccio davanti agli occhi.

LOGAN: Ma che….

“Il sole splende, mio giovane amico!”

Lentamente apre gli occhi, ritrovandosi Addison al centro della sua stanza, che lo guarda sorridendo.

LOGAN: Come… Come hai fatto ad entrare?

ADDISON: Oh, sai com’è, prima di lavorare nell’ambiente musicale mi sono data da fare come scassinatrice….

LOGAN: Davvero?

Il ragazzo la guarda alzare un sopracciglio.

LOGAN: Ovviamente no.

ADDISON: No, Murple mi ha dato la chiave. Mi ha detto che non ti svegli mai prima dell’una.

LOGAN: Ho bisogno di molto riposo.

ADDISON: Oh, certo. Immagino che sia faticoso fare la vita che fai.

Logan scosta le coperte, rimanendo in boxer.

LOGAN: Ho del sonno arretrato.

Addison lo guarda andare verso l’armadio.

ADDISON: Su questo non ho dubbi. Ho letto sui giornali delle tue tranquille serate postconcerto…

Logan sogghigna, mentre infila un paio di pantaloni.

LOGAN: Bei tempi, quelli. Quando non avevo ancora la babysitter.

ADDISON: Sei una sorta di Benjamin Button, in pratica.

Logan si gira, confuso.

LOGAN: E chi è?

Addison fa un sorriso ironico.

ADDISON: Lascia stare. Era per dire che invece che progredire…

LOGAN: Guardati attorno.

Il ragazzo apre le braccia, indica la stanza in cui i due si trovano.

LOGAN: Siamo a New Orleans. Stiamo tutto il giorno in un albergo. Direi che le mie attività sono cambiate, non credi?

Addison annuisce, si alza dalla sedia su cui era seduta, mentre il ragazzo si infila una T-shirt.

ADDISON: E questa è una constatazione interessante, che ci riporta alla domanda che ero venuta a farti…

LOGAN: Ovvero?

ADDISON: Cosa fai esattamente di solito?


CALIFORNIA


Ellie si avvia lungo i corridoi dell’università, una spiacevole sensazione addosso. Quella mattina ha salutato Terry con un fastidio strano, una sensazione di estraneità nel vederla camminare nel suo appartamento. La ragazza le ha fatto gli auguri per oggi, eppure Ellie si chiede ancora una volta cosa stia facendo. Più che mai avrebbe bisogno di parlarle con qualcuno di esterno, e vorrebbe farlo con Liz. Che però non le risponde.

PROF. ROUGE: Eleonor. Venga.

Prof. Rouge

Ellie saluta il professore, lo precede nell’aula proiezioni. Aspetta che il professore chiuda la porta.

PROF. ROUGE: L’ho chiamata per parlarle di una proposta.

Ellie guarda il professore, in attesa.

PROF. ROUGE: Prego, si sieda.

Ellie si siede, a disagio, mentre il professore rimane di fronte a lei, in piedi.

PROF. ROUGE: Come saprà, ogni anno l’UCLA mette in palio alcune borse- lavoro per attivare una collaborazione tra alcuni studenti e l’università stessa. Viene proposto agli allievi più brillanti, anche a seguito del tirocinio svolto.

Ellie annuisce, sente il cuore esploderle nel petto.

PROF. ROUGE: Immaginerà che l’offerta è prestigiosa, retribuita e farebbe la sua figura in un curriculum. Bobby Mendez è stato molto soddisfatto di lei…

Ellie non può non alzare un sopracciglio.

PROF. ROUGE: E non le nasconderò che lei è in lizza per ottenere quella borsa lavoro. La laurea ormai si avvicina, e pensavo di proporla come candidata…

Ellie vede il volto del professore diventare serio.

PROF. ROUGE: Poi ho visto il suo ultimo lavoro.

Ellie si sforza di non mostrare delusione.

ELLIE: Cosa non va, professore?

Il professor Rouge prende il telecomando, si siede accanto ad Ellie, di fronte al videoproiettore.

PROF. ROUGE: Il cortometraggio parla di una ragazza divisa tra due pretendenti, giusto? Uno fa il musicista, e uno il medico. Lei si sposa con il secondo, vivono una meravigliosa storia d’amore, poi, come spesso capita, l’amore finisce. Lei si accorge di non essere più innamorata di lui.

Ellie annuisce, per la prima volta sente anche sua la storia ispirata a Liz.

ELLIE: Sì, esatto.

PROF. ROUGE: E torna dal primo, il grande amore mai dimenticato.

ELLIE: Volevo parlare di quello. Dei legami che non si spezzano, nonostante tutto.

PROF. ROUGE: Ma io qui non vedo il “nonostante”, Eleonor.

ELLIE: Beh, l’altro ragazzo…

PROF. ROUGE: L’altro ragazzo è “l’altro ragazzo”. Quindi lei mi sta parlando di un legame che non si spezza nonostante un altro ragazzo. Non “nonostante tutto”. E questa è roba già vista. Sarò sincero con lei. Il suo unico limite, Eleonor, è che lei fa scelte didattiche, anche a livello tecnico. O sposa una tecnica di ripresa, oppure un’altra. Entrambe già viste, già usate. Non sperimenta, ed è un peccato, perché sono sicuro che ne sarebbe in grado.

Ellie sente l’improvviso impulso di andarsene dalla stanza. Il professor Rouge l’ha sempre stimata, e le sue parole fanno vacillare le sue certezze.

PROF. ROUGE: Guardiamo insieme il finale.

Ellie vede apparire sul monitor l’attrice che guarda un ragazzo in lontananza. Si sorridono, l’inquadratura si allontana sempre di più, fino ad abbracciare il tramonto californiano. Il professore mette in

ELLIE: Quindi mi sta dicendo che il problema è il finale. Che la ragazza dovrebbe stare da sola, a compiangersi e ad odiarsi per aver smesso di amare qualcuno che invece l’apprezzava…

PROF.ROUGE: Non dico che la ragazza non debba rimettersi con il suo primo amore. Dico che mi piacerebbe capire quali processi mentali sono sovvenuti perché lei tornasse indietro, perché capisse che con il primo era finita e che con l’altro invece no. Vorrei vedere una crescita in lei, e la scelta non è quella di una persona matura.

ELLIE: Io credo che sia molto coraggiosa, invece. Che si sia affermata, decidendo di rischiare, di lasciare una sicurezza per andare verso un’incognita…

PROF.ROUGE: Tornare con qualcuno subito, appena un grande amore è finito, senza riflettere, senza elaborare, non è una scelta coraggiosa. E’ una scelta molto comune. E inoltre… Non ci sono sempre solo due scelte.

Ellie rimane in silenzio, a riflettere.

ELLIE: Quindi dovrei girare di nuovo il finale…

PROF.ROUGE: Il finale è questo. E’ un progetto del mio corso, niente di trascendentale, lei lo sa. E non pregiudicherà il suo percorso, o la mia stima nei suoi confronti….

Ellie annuisce, in ogni modo delusa.

PROF. ROUGE: E magari tra una settimana o due mi faccia vedere qualcosa di questa riflessione.  Mi faccia vedere che sa compiere scelte veramente coraggiose, Eleonor.


NEW ORLEANS


Jessy vede il dottor Grey aprire la porta del suo studio, salutarla e farle cenno di entrare. Si alza sente le mani sudare attorno al manico della borsa, lo segue, chiudendosi la porta dietro di sé.

DOTT. GREY: Allora Jessy, come stai oggi?

Brendon Grey

JESSY: Non lo so.

Il dottor Grey si gira a guardarla, mentre la ragazza si siede dall’altro lato della scrivania.

DOTT.GREY: E’ successo qualcosa?

JESSY: Più di una, in realtà.

Il dottor Grey si accomoda di fronte a lei, aspetta che Jessy torni a parlare.

JESSY: La prima cosa che è successa è che Liz e il suo ragazzo si sono lasciati.

DOTT.GREY: Mi dispiace.

JESSY: E lei ha chiamato me.

Il dottor Grey guarda la ragazza, serio.

DOTT. GREY: E questo come ti ha fatto sentire?

JESSY: Importante. E impotente.

Il dottor Grey si accomoda sulla sedia.

DOTT. GREY: Non puoi pensare di risolvere i problemi di tutti, te l’ho detto.

JESSY: Ho pensato molto anche a quello che mi ha detto lei.

Il dottor Grey rimane in attesa, mentre Jessy fa un profondo respiro.

JESSY: Questa settimana… Ho capito delle cose. Liz mi ha parlato di quello che ha perso per inseguire un sogno, e io ho capito che il mio problema sta tuto lì. Io un sogno non ce l’ho, dottor Grey. E questo perché non ho mai perso del tempo a chiedermi cosa voglio fare.

DOTT. GREY: E ora te lo stai chiedendo?

Jessy annuisce.

JESSY: Sì, e so che non voglio fare l’economista. Non solo, almeno. Ma non so ancora cosa voglio, ma credo che sia arrivato il momento di scoprirlo. Perché il mio problema è stato che non sono mai riuscita a capire quale fosse la mia strada. Non ho mai fatto rinunce, se non per le persone. Non ho mai rinunciato alle persone per scegliere me.

Jessy si ferma, mentre il dottor Grey aggrotta le sopracciglia.

DOTT. GREY: Questo non è per forza negativo…

JESSY: No, ha ragione. Ma sono arrivata ad invidiare Liz per i sacrifici fatti. Sono arrivata a sentirmi in debito con Justin. E ammiro Hank per tutto quello che sta affrontando. E lo voglio affrontare anche io, dottor Grey. Perché la Jessy di ora non può stare con Justin, ma io lo amo. E se torneremo insieme, voglio meritarmelo.

Il dottor Grey annuisce a quelle parole, fa un sorriso sincero.

DOTT. GREY: E’ un gran passo in avanti quello che stai facendo.

Jessy risponde al sorriso, poi torna seria.

JESSY: In ogni caso… Non posso dimenticare le persone che mi sono accanto. Non è giusto, e non sarei io. Quindi ho fatto una scelta, cercando di mischiare le due cose.

DOTT. GREY: Cosa hai scelto?

Jessy fa un profondo respiro, poi si prepara a dire quello che da giorni le gira in testa.




Mackenzie trascina la valigia nella hall, guarda preoccupata il cellulare. Da giorni non sente Ellie, e nemmeno la ragazza le ha mai scritto. Ha paura di vederla, del discorso che dovranno affrontare, ma sa che è la scelta giusta. Lo deve ad Ellie, lo deve a loro due.

“Partono tutti, vedo.”.

Mackenzie s gira di colpo, vede Logan seguito da una ragazza ma vista prima. Immagina sia la sua manager.

MACKENZIE: Ehi. Dove vai?

LOGAN: A far vedere il mondo a Addison.

La ragazza la guarda, le sorride porgendole la mano.

ADDISON: Piacere, io sono Addison. Tranquilla, non ho intenzione di rubarti il ruolo di amica lesbica.

Mackenzie alza un sopracciglio, le stringe la mano.

MACKENZIE: Ti cederei volentieri il posto.

ADDISON: Non mi riesce difficile crederlo.

LOGAN: Ah.ah.ah.  Mi fa piacere andiate d’accordo.

Logan guarda Mackenzie, lentamente il sorriso sarcastico diventa sincero.

LOGAN: Quindi segui il mio consiglio.

MACKENZIE: Sì.

LOGAN: E’ la scelta giusta.

MACKENZIE: Sei molto ottimista.

Logan la guarda, le mette una mano sulla spalla.

LOGAN: Ho detto che è la scelta giusta, non che andrà tutto bene. Ma non avrai rimpianti.

Mackenzie gli restituisce un sorriso sincero.

MACKENZIE: In ogni caso tornerò presto. Non fare troppe cazzate mentre sono via.

LOGAN: Cercherò di evitare.

I due si abbracciano velocemente, quasi imbarazzati da quel contatto improvviso. Poi Logan si avvia verso l’uscita dell’hotel, verso la macchina che gli aspetta. Vede Addison sorridere, accanto a lui.

LOGAN: E ora cosa c’è?

ADDISON: Niente. Pensavo solo…

LOGAN: Cosa?

ADDISON: Che alla fine sei un tenerone.

Logan arrossisce, cosa rara per lui.

LOGAN: Tutta copertura.

Ma Addison continua a sogghignare, mentre lo segue nella macchina.


NEW YORK, OGGI


Liz si siede a tavola, in una mano una tazza di caffè, nell’altra un biscotto. Sono giorni che pranza così. Quasi meccanicamente accende la TV, senza deciderlo davvero.

“Le condizioni di Frank Berkley, batterista dei Carpe Diem, sono ormai stabili. Berkley sta affrontando della fisioterapia in una clinica privata di New Orleans, la città in cui è nato. – Hank spera di tornare presto a suonare, – ha detto il suo manager Roy Murple. – E’ quello che ha sempre voluto di più nella vita, e non sarà questo incidente a fermarlo.-

Frank Berkley e il suo gruppo erano a New York per partecipare  alla serata di beneficenza svoltasi al Madison Square il 2 dicembre di quest’anno, serata che a raccolto….”

Liz rimane a fissare lo schermo, mentre le immagini di quella serata scorrono sul televisore. Ripensa alla frase della giornalista, che non fa altro che confermare quello che lei pensa di Hank. Si guarda un attimo attorno, la cucina in disordine, i piatti che si accatastano sul lavello. Prende un foglio di giornale appoggiato sulla tavola, una penna e comincia a scrivere sul bordo bianco, senza pensare troppo.

Colonna Sonora – Over And Over Again (2 scene)

“La vita è fatta di scelte. A volte sono scelte chiare, lampanti. Per quanto cerchiamo di evitarlo, prima o poi arriverà quel momento. Quello in cui dovremo guardarci allo specchio e chiederci cosa vogliamo.”


NEW ORLEANS


Justin esce dall’università, la vede alzarsi dalla panchina ancora prima di averla riconosciuta. Jessy gli sorride, aspetta che lui si avvicini, sul volto un’espressione sorpresa.

JUSTIN: Ciao. Come sapevi che…

JESSY: Ho sforzato la memoria.

Justin risponde al sorriso della ragazza, che comincia a camminare verso la strada, al suo fianco.

JUSTIN: E’ successo qualcosa?

JESSY: No. Cioè sì… Volevo solo sapere come stavi. E come sta Hank.

JUSTIN: Va avanti. E questo direi che è già tantissimo.

JESSY: Sì, è così.

Jessy aspetta ancora un attimo, poi decide di insistere.

JESSY: E tu, Just?

Lui si gira verso di lei, si stringe nelle spalle.

JUSTIN: Anche io.

Lei annuisce, rimanendo in silenzio.

JUSTIN: Tu piuttosto, come stai? Ti vedo bene.

JESSY: Sto provando a lottare. Come fa Hank.

Justin le sorride, tristemente.

JUSTIN: Il dottor Grey è riuscito dove altri hanno fallito.

JESSY: Il dottor Grey è un dottore. Per quello è riuscito. Per nessun altro motivo.

Justin la vede fermarsi di colpo, fare un grosso respiro. Rimane di fronte a lei, in attesa.

JESSY: E se il dottor Grey è riuscito, è merito delle risorse che in questi anni ho accumulato, anche se credevo di non averne. E quelle risorse sono le persone che ho avuto accanto. Tu per primo, Just. E so che pensi di non aver fatto abbastanza, ma non è così. Tu hai fatto tantissimo.

Justin la guarda, gli occhi lucidi.

JUSTIN: Però non è servito…

JESSY: Non puoi fare tutto tu. Tocca a me ora… Ritrovare la persona che ero. Mi piace pensare che tu non ti sia innamorato di una sottospecie di ameba, ma di una persona che è in grado di rialzarsi da sola, se occorre. Di rimboccarsi le maniche e prendere in mano la propria vita, come hai fatto tu. E di riuscire ad essere un sostegno anche per gli alti, quando serve. Di essere un porto, non una barca in balia delle onde.

JUSTIN: Tutti possono avere dei momenti…

JESSY: E’ vero. Tutti. Ora ce lo ha Hank, e tu gli sei vicino. E’ questo che fanno gli amici, è questo che fanno le persone a cui voglio bene. E’ quello che voglio fare anche io. E non so cosa succederà dopo, so solo che ora devo farlo.

Justin la guarda, senza capire.

JUSTN: Fare cosa?

JESSY: Anche Liz è in un momento no, Just. E io… Io glielo devo. Vado a New York.


NEW YORK, OGGI


Matt esce dal suo ufficio, vede Beth raccogliere le sue cose in fretta, sopra la scrivania.

MATT: Beth?

La ragazza alza lo sguardo, i capelli che le sfuggono dalla cosa.

BETH: Dimmi.

MATT: Volevo chiederti… Ma dove stai andando?

BETH: Io… Devo andare. Ho un aereo tra poco, sono riuscita a trovare un posto e…

La ragazza si ferma, vede Matt con in mano un giornale.

BETH: Che succede?

Matt si riscuote, le si avvicina.

MATT: La bozza del giornale di domani.

Glielo porge, Beth guarda la prima pagina, sgranando gli occhi.

BETH: Ma… Ma il mio articolo è….

MATT: In prima pagina, sì.

Beth alza gli occhi su Matt, sente che sta per mettersi a piangere.

BETH: Io.. Non so cosa dire.

MATT: Potresti cominciare dicendomi come vuoi che lo firmi. Vuoi uno pseudonimo o…

Beth pensa a dove sta andando, pensa al punto in cui è partita e pensa a Nick, irrimediabilmente. Pensa ai sacrifici fatti, ripagati da quella pagina in bianco e nero e da quella domanda, quella domanda che ne è certa, avrebbe reso suo padre fiero di lei. Scuote la testa, commossa.

BETH: No, no. Hudston. Va benissimo Elizabeth Hudston.


CALIFORNIA, OGGI


Colonna Sonora – Hello (4 scene)

“Per altre decisioni, invece, aspettiamo molto tempo prima di guardarci dentro. A volte troppo. A volte prendiamo una strada anziché un’altra sola quando ormai la scelta è inevitabile. Arriviamo di fronte a un bivio, e a quel punto esiste solo destra o sinistra. Oppure il rimanere fermi, a guardare le due strade, a ponderare i pro e i contro. Ma è una situazione che non dura mai a lungo, arriva sempre qualcuno a darci una spinta più o meno leggera, a costringerci in qualche modo ad imboccare l’una o l’altra.”

Mackenzie scende dal taxi, vede in lontananza la casa di Ellie. Paga il tassista, comincia a percorrere il vialetto, il cuore in gola, ipotizzando le varie reazioni della ragazza, che lo sa, risponderanno alle sue domande più di mille parole. All’improvviso si blocca, vede un movimento sulla sinistra, una figura avvicinarsi.




Ellie si alza di scatto dal divano, sente il campanello di casa. Ha pensato per tutto il giorno alle parole del professore, la testa che vagava dalla trama del suo cortometraggio alla sua situazione attuale. Pensava a Terry, a come i suoi sentimenti verso la ragazza fossero rimasti confusi, pensava a Mackenzie e al desiderio di chiamarla. Apre la porta, sicura di sapere chi trovarsi di fronte, invece Mackenzie è sull’uscio, che la guarda. Istintivamente sorride.

ELLIE: Ehi! Che bella sorpresa!

MACKENZIE: Me ne hai fatta una anche tu.

Mackenzie si sposta leggermente, scoprendo Terry poco più dietro, che le lancia uno sguardo fugace prima di riabbassare la faccia.

MACKENZIE: Lei che cazzo ci fa qui, Ellie?

Ellie apre la bocca, poi la richiude.

ELLIE: Dobbiamo parlare.

MACKENZIE: Sono venuta qui proprio per questo.

 


NEW ORLEANS


Hank entra nella sua camera, il padre che lo aiuta ad entrare.

MATT: Eccoci qui.

Hank annuisce, il fastidio di aver bisogno di assistenza per tutto.

MATT: Allora, come è andata oggi?

Hank si avvicina alla scrivania, nella tasca la canzone di Nick.

HANK: Come sempre.

Il padre fa per parlare, Hank però tronca la conversazione.

HANK: Dovrei lavorare su un pezzo.

MATT: Oh. Ok. Allora io… Sono di sotto con la mamma, se hai bisogno.

Hank annuisce, aspetta che il padre si richiuda dietro la porta. Estrae il foglio che gli ha dato Nick, comincia a pensare alla musica, alla prima volta che è salito su un palco, con i Legless, alla prima prova a cui Liz ha assistito, alle fatiche e ai The Reckless, a Miami, a Taylor, alla droga e ai comportamenti discutibili, a Leslie Randall, al volto deluso di Justin e alla scoperta di Nick, ai Carpe Diem nati dopo l’uragano, alla folla che urla i loro nomi e ai sorrisi di chi li ascolta suonare… Comincia a piangere, rivede Liz guardarlo mentre lui a sua volta la osservava sorpreso, la vede fargli un cenno di saluto e volgere lo sguardo, e si costringe ad ammettere che la musica è stata anche quello, un modo per parlarle senza le parole, un modo per sentirsi vicino a tutto quello che è stato. Comincia a singhiozzare, sbattendo i pugni sulla scrivania, e sente la porta aprirsi. Quando si gira, Matthew lo guarda, fermo sulla soglia, addolorato.


CALIFORNIA, OGGI


Ellie non ha nemmeno il tempo di chiudere la porta, Mackenzie la attacca, dura.

MACKENZIE: Quando avevi intenzione di dirmi che era a Los Angeles?

ELIE: Hai ragione, mi dispiace non averlo fatto. Ma il problema non è Terry…

MACKENZIE: Non è Terry? NON E’ TERRY? E allora che cazzo ci faceva sulla strada di casa tua, Ellie?

ELLIE: Noi… Noi ci siamo viste, ok?

MACKENZIE: OK? OK UN CAZZO! Vi siete viste per cosa?

ELLIE: Ha fatto la comparsa nel film di Bobby…

Mackenzie la guarda, quasi come se non credesse a quello che Ellie le dice, poi le dà la schiena, le mani immerse nei capelli lunghi.

MACKENZIE: Non ci posso credere…

ELLIE: Non te l’ho detto perché non volevo che tu interpretassi male…

MACKENZIE: Invece così ho interpretato benissimo! Certo, ora il tuo comportamento insensato è molto più logico…

ELLIE: Il mio comportamento non dipende da Terry, Mackenzie. Dipende da noi!

Mackenzie la guarda, sul volto un’espressione cattiva e ferita.

MACKENZIE: Non ci provare neanche, Ellie. Non provare a scaricare tutto questo su di me.

ELLIE: Lo sto scaricando su di noi, Mack. E’ di “noi” che stiamo parlando.

MACKENZIE: E invece di parlare con me di questo “noi” hai pensato fosse molto più logico e maturo uscire con la tua ex, giusto?

ELLIE: Io non sono logica! Né tantomeno matura!

MACKENZIE: Beh, questa è una sorpresa, perché la Ellie che conosco io….

ELLE: Non c’è più! La Ellie che conosci tu non c’è più!

Mackenzie rimane in silenzio, guarda la ragazza di fronte a lei come se la vedesse per la prima volta.

ELLIE: Io sono… Sono cambiata da quando mi sono trasferita, Mackenzie. E mi dispiace che tu non te ne sia accorta, e mi dispiace non avertene parlato ma… Non sono più quella di un tempo.

MACKENZIE: E allora chi sei, Ellie?

ELLIE: Non lo so chi sono! Sono una persona competitiva, una che farebbe quasi tutto per ottenere il suo posto nel mondo, sono una a cui piace seguire le emozioni, viversi i momenti e sì, vivere, vivere, perché ho aspettato anni per farlo, e non voglio aspettare più!

Mackenzie la guarda fermarsi, asciugarsi le lacrime dagli occhi. Quando parla, il suo tono è gelido.

MACKENZIE: E con “vivere” intendi mancare di rispetto alle persone che ti amano?

Ellie abbassa lo sguardo, sa che la ragazza ha ragione.

ELLIE: Di questo mi dispiace.

MACKENZIE: Ti dispiace. Ci sei andata a letto, Ellie?

Ellie rimane con lo sguardo ostinatamente verso il basso. Mackenzie le si avvicina, furiosa, le afferra il mento, la costringe a guardarla negli occhi.

MACKENZIE: Rispondi. Ci sei andata a letto?

Ellie la guarda, gli occhi pieni di lacrime.

ELLIE: Mi dispiace.

Di colpo Mackenzie lascia la presa, quasi disgustata. Fa qualche passo verso la porta, ignora i singhiozzi quasi silenziosi di Ellie, quando si gira lo sguardo che le rivolge è pieno di disprezzo.

MACKENZIE: Sai cosa penso io? Penso che essere ambiziosi e calpestare gli altri sia differente. Penso che tu ti stia raccontando una storia, nemmeno tanto originale, per giustificare la persona che sei. Perché hai ragione, sei cambiata. E in peggio. E se per te vivere è questo, fa pure, Ellie, fai come credi e ripetiti che ora stai davvero cogliendo l’essenza della vita. Ma non propinare a me questa stronzata, perché tutto ciò che vedo io è una persona che diceva di amarmi e che per mesi mi ha mentito, costruendo qualcosa con qualcun altro. E questo fa schifo.

Mackenzie afferra la valigia, apre la porta mentre Ellie tenta di spiegare.

ELLIE: Non avrei voluto lo sapessi così…

MACKENZIE: E invece volevi proprio questo. Altrimenti me ne avresti parlato. Ma tutto quello che sei riuscita a dirmi è stato “mi dispiace”. E invece è a me che dispiace, Ellie. Mi dispiace che tu abbia perso te stessa, oltre che me.

“Mi capita di chiedermi cosa sarebbe successo nella mia vita se, anziché una strada, ne avessi presa un’altra. Purtroppo ci sono dei sentieri che sono percorribili sono in una direzione, e dopo non resta che andare avanti. E’ quello che ripetono tutti, no? Bisogna andare avanti. Non c’è altro da fare se non fare un grosso respiro e affrontare quello che verrà. Perché ci sarà un altro bivio prima o poi, e la speranza è trovarsi preparati ad affrontarlo.”.


NEW ORLEANS


Colonna Sonora – Every Little Thing She Does Is Magic (2 scene)

Hank guarda il padre chiudere la porta, cerca di ricomporsi. Quando alza lo sguardo, il padre lo osserva arrabbiato, e questo sorprende Hank.

HANK: E’ stato un momento….

MATTHEW: Non sono arrabbiato per questo. Sono arrabbiato perché hai cercato di nasconderlo.

Hank fa un grosso sospiro, guarda da un’altra parte.

HANK: Lo so, non dovrei. Ma…

MATTHEW: Ma?

HANK: So cosa pensate di me. Che non mi arrenderò, che continuerò a provare finché non riuscirò a suonare di nuovo. Solo che potrei non riuscirci, lo so io e lo sapete voi.

Hank trattiene una lacrima, mentre il padre lo guarda dolcemente.

MATTHEW: Pensiamo che non ti arrenderai perché sappiamo quanto conta per te suonare. Ti conosco, sei mio figlio. E anche se ora sei un uomo, non sei cambiato molto dal ragazzino arrabbiato che si chiudeva in camera e suonava fino all’ora di cena. O quello che accompagnavo ai concerti e finiva irrimediabilmente ad osservare il batterista per copiarne i movimenti. Sei lo stesso che mi ha convinto a farti seguire i corsi di musica anziché farti fare ingegneria o letteratura come voleva tua madre.

Hank scoppia a ridere.

HANK: Mi ci vedeva solo lei a studiare i classici…

MATTHEW: E questo perché tu ci hai lasciato vedere chi eri. Un musicista. E’ per questo che crediamo che non mollerai. Ma questo non vuol dire che tu non possa sentirti abbattuto, ogni tanto.

HANK: E’ un po’ più di “ogni tanto”.

Matthew lo guarda, annuisce.

MATTHEW: Va bene ugualmente. Quello che ti chiedo, è solo… Di imparare la pazienza. So che è una qualità che ti è sempre mancata, ma ora ne hai davvero bisogno.

Hank annuisce.

MATTHEW: Fidati di un neurochirurgo che se tornasse indietro farebbe il chitarrista.

Hank scoppia a ridere, poi lo guarda, grato.

HANK: Grazie papà.

I due sentono bussare alla porta, si girano, vedono Cecilia sulla soglia.

MATTHEW: Non dircelo. E’ pronto da mangiare.

CECILIA: Non ancora. Ma c’è Justin di sotto. Sembra… scosso.




ADDISON: Quindi di solito fai questo? Ti metti un paio di occhiali da sole e guardi i culi delle ragazze che passano per strada?

Logan la guarda, un sorriso ironico, seduti uno di fronte all’altro in un caffè nella periferia della città.

LOGAN: Ho gli occhiali per non farmi riconoscere.

Addison dà un sorso al suo cocktail fruttato.

ADDISON: Ah-a.

LOGAN: Aspetta di tornare a Miami e vedrai cosa faccio di solito.

ADDISON: Sei ottimista.

LOGAN: Sul fatto che torneremo a suonare?

ADDISON: Sul fatto che tornerai a fare l’idiota.

Logan sorride, suo malgrado.

LOGAN: Sì, hai ragione, sono ottimista.

ADDISON: In realtà è un bene.

Logan alza lo sguardo, convinto che la ragazza stia ancora scherzando, invece Addison lo guarda seria.

ADDISON: Non è un periodo facile. Hank sta affrontando qualcosa di incredibilmente pesante, e Mackenzie e Nick.. Non mi sembrano in formissima.

LOGAN: In ogni gruppo serve un pagliaccio, no?

ADDISON: No credo tu sia un pagliaccio. Lo vuoi fare, il che diverso.

Lo sguardo che Addison gli rivolge lo fa arrossire.

LOGAN: E chi credi che sia?

ADDISON: E’ presto per dirlo.

LOGAN: Eppure ti è bastato uno sguardo per capire che Mackenzie non stava bene.

ADDISON: Hai ragione. Ma tu hai molti più muri di quello che sembra.

Logan apre le braccia, sorridendo.

LOGAN: Sono un libro aperto.

Addison alza un sopracciglio, si appoggia allo schienale della sedia.

ADDISON: Cosa cerchi, Logan?

Logan aggrotta le sopracciglia.

LOGAN: Non ti seguo.

ADDISON: Il tuo voler sempre uscire. Non stare solo in una camera, ma cercare compagnia. Ragazze, mi pare di capire. Perché lo fai?

LOGAN: Perché mi piace. Dovresti capirmi.

Addison guarda il ragazzo, il suo sorriso storto. Dopo poco, sorride anche lei.

ADDISON: Appunto.

LOGAN: Appunto cosa?

ADDISON: Quello che dicevo. Hai molti più muri di quello che sembra.




Colonna Sonora – Let’s Hurt Tonight (4 scene)

Nick arriva davanti alla tomba, fa un grosso respiro, in mano un mazzo di rose.

NICK: Ciao mamma. Scusa se arrivo solo ora, e scusami se rimarrò poco.

Nick fa una pausa, appoggia il mazzo sopra la lapide in pietra. Quando si rialza, gli occhi sono lucidi.

NICK: Ce l’ho fatta, mamma. Sono riuscito a cantare davanti ad un pubblico, e a quanto pare non sono male, avevi ragione tu. Ma immagino tu lo sappia già. La verità è che vorrei averti qui, perché potrei sapere cosa ne pensi. Di me, delle scelte che sto facendo. Sono sicuro che mi sapresti consigliare la cosa migliore, o che potresti semplicemente abbracciarmi come sapevi fare tu.

Nick si interrompe, si asciuga le lacrime.

NICK: Il punto è che mi manchi. Mi manchi tantissimo, e stasera ti avrei voluto tra la folla, a guardarmi. Ho bisogno di sapere che saresti orgogliosa di me.

“Lo è.”

Nick non fa in tempo a girarsi, sente una mano afferrare saldamente la sua, affiancarlo davanti alla tomba. La guarda sorpreso, gli occhi pieni di lacrime, e quando si gira Beth gli sorride, commossa a sua volta.

NICK: Come … Come hai fatto a…

BETH: Ho preso un aereo. Le mongolfiere erano finite.

Nick sorride, stringe più forte la mano di Beth, torna a rivolgersi alla lapide.

NICK: Mamma, questa è Beth. Te ne ho parlato spesso, e forse era arrivato il momento di presentartela.

Beth si china verso la tomba, la voce si fa un sussurro, ma Nick sente ugualmente.

BETH: E’ un piacere conoscerla, anche se solo così. Mi sarebbe piaciuto parlare con la madre di Nick. Per quello che vale, ha fatto un lavoro splendido. Suo figlio è una delle persone più buone e belle che io conosca, e mi creda sulla parola, può essere orgogliosa di lui.

Nick chiude gli occhi gonfi di lacrime, li riapre per vedere Beth alzarsi, riavvicinarsi a lui e prendergli la mano.




Justin entra in camera di Hank, che lo guarda, serio.

HANK: Che succede?

Justin si stringe nelle spalle, cerca di mantenere ferma la voce.

JUSTIN: So che non stai passando il momento migliore della tua vita, e che l’ultima cosa che ti serve sono altri problemi, ma… Potresti essere il mio “porto”, per stasera?

Hank lo guarda, annuisce.

HANK: Certo. Che succede?

JUSTIN: Succede che Jessy parte per New York, Hank. Va da Liz, non so per quanto. Ma ho paura… Ho paura che sia finita per davvero, stavolta.

Hank lo guarda, mentre il ragazzo si siede sul letto, stremato.

JUSTIN: E ora ho bisogno che tu mi insegni come si sopravvive a tutto questo.

Hank fa un sorriso triste.

HANK: ti deluderò, ma non lo so nemmeno io. Ma possiamo scoprirlo assieme.

 




Mackenzie sente Roy Murple rispondere al telefono, si sforza di avere una voce ferma.

MACKENZIE: Sì, sto tornando a casa. Niente di grave, solo… Penso sia meglio così. Vi aspetto in hotel. Ok, a presto.

Riattacca, si ferm a guardarsi nello specchio dei bagni dell’areoporto, la valigia accanto a lei, rivive quello che è appena successo. Le sale un conato di vomito, che finisce per reprimere, scoppiando invece a piangere.


CALIFORNIA


Ellie guarda Terry, ferma sulla soglia di casa sua.

TERRY: Non sapevo sarebbe venuta. Ero qui perché dovevo parlarti, ma…

ELLIE: Dovevamo affrontarlo, prima o poi.

Terry annuisce, poi la guarda.

TERRY: Mi dispiace.

Fa per toccarle la spalla con una mano, ma Ellie si ritrae istintivamente.

TERRY: Ellie,io…

ELLIE: No, scusami, Terry. Scusami anche tu.

Terry la guarda senza capire, ma Ellie è svuotata da quello che ha vissuto, da quello che vivrà da oggi in avanti.

ELLIE: Io… Io devo capire, ha ragione Mackenzie. Devo capire quello che sono diventata.

TERRY: Io pensavo che noi due….

ELLIE: Tu non c’entri con quello che è successo. Il problema sono io.

Terry la guarda, ferita.

TERRY: La classica frase di chi vuole scaricare qualcuno senza dirgli la verità.

ELLIE: E’ questa la verità, Terry. Per una volta la sto dicendo.

Richiude la porta in faccia alla ragazza, poi sente un dolore nel pieno centro del cuore. Comincia a singhiozzare, lentamente si siede a terra, la schiena aderente alla porta di casa.


NEW YORK


Colonna Sonora – If You Could See Me Now (fino alla fine)

 

“Ed è questo quello che provo a fare, Tony. Provo ad andare avanti, sperando che prima o poi smetterò di guardami indietro, sperando che capirò il senso di tutto quello che ho passato, che arriverò a dire che ad ogni bivio, per un motivo o per un altro, ho fatto la scelta giusta.”

Liz smette di trascrivere le parole scritte durante il pomeriggio dal giornale al computer, improvvisamente agitata. Il campanello di casa ha suonato, e ha paura sia Ethan, venuto a prendere il resto delle sue cose. Non è pronta a vederlo, forse non lo sarà mai. Si avvicina alla porta, aspetta che il ragazzo si rassegni e usi le sue chiavi. Invece sente il campanello suonare di nuovo.

“Liz? Liz, sei in casa?”

La ragazza si avvicina alla porta, la apre riconoscendo una voce femminile. Rimane a bocca aperta quando la vede.

LIZ: Jessy?

JESSY: In carne e ossa. Come stai?

Liz continua a guardare confusa il volto della ragazza.

LIZ: Io… Che ci fai qui?

JESSY: Ho pensato che avessi bisogno di una mano. E da quello che vedo direi che avevo ragione.

Liz la guarda prendere una valigia, entrare in casa, guardare la confusione sul tavolo e i piatti nel lavello.

LIZ: Se avessi saputo che venivi…

JESSY: Tranquilla, io ho fatto di peggio. Chiedi a Justin.

Liz fa un debole sorriso, mentre chiude la porta.

LIZ: A proposito, Justin dov’è?

Il sorriso di Jessy vacilla.

JESSY: Lui è… Rimasto a New Orleans. Noi abbiamo deciso che… Era la soluzione migliore.

LIZ: Vi siete lasciati?

JESSY: Non stavamo più insieme da un po’.

LIZ: Pensi che sia la scelta giusta?

Jessy la guarda sforzandosi di essere ottimista.

JESSY: Non resta che scoprirlo. Anche perché non è l’unica scelta che ho fatto.

LIZ: Che intendi dire?

JESSY: Che se non è un problema… Ho pensato di rimanere qui per un po’.


MIAMI


PRESENTATORE: E il premio come migliore gruppo emergente va a …. I Carpe Diem!

Nick sale sul palco insieme a Logan, mentre dagli spalti Addison e Murple battono le mani, sorridenti. Logan fa un cenno a Nick, che prende il premio e si avvicina al palco rialzato, parlando in direzione del pubblico.

NICK: Grazie mille a tutti. Significa molto per noi, soprattutto in questo momento. Non sono stati giorni facili, e non sappiamo quando la salita comincerà ad essere una discesa. Sappiamo solo che finché avremo la musica, avremo un motivo per lottare.

Nick fa una paura, decide di lasciar perdere il discorso preimpostato accordato con Murple.

NICK: Per me la musica è stata tutto. Mia mamma… E’ morta quando ero molto piccolo. E’ stato molto veloce, il cancro se l’è portata via quasi subito. Lei… Cercava conforto nella musica. Mi chiedeva di comprarle dei CD nel negozio di musica all’angolo dell’ospedale, senza specificare di quale artista. Mi diceva “entra e compra la copertina che ti ispira di più”. Passavamo le giornate ad ascoltarli, io con una cuffia e lei con un’altra. Mi è servito tantissimo, non solo per ampliare la mia conoscenza musicale, ma per capire qual è il vero potere della musica.

Nick fa una breve pausa, vede Murple guardarlo commosso.

NICK: La musica ti cura. Ti aiuta, ti protegge, ti supporta. La musica, e l’arte in generale, ti salva la vita. Non sarei la persona che sono ora se non avessi ascoltato quelle canzoni. E se non avessi avuto mia mamma. E spero che ovunque sia, lei sia fiera di me.

Nick vede il pubblico commosso, sente Logan dietro di lui applaudire, quando si gira lo vede sorridergli con gli occhi lucidi. Si gira verso il pubblico, fa un breve inchino, cerca di mantenere ferma la voce.

NICK: Grazie mille.

Raggiunge Logan, che lo accoglie mettendogli una mano sulla spalla, e entrambi guardano il pubblico alzarsi in piedi e regalare a Nick la sua prima standing ovation.


NEW ORLANS, IL GIORNO DOPO


Tyler finisce di fare il massaggio ad Hank, poi lo guarda, in attesa.

TYLER: Allora, cosa vuoi fare? Ci vuoi riprovare?

Hank annuisce, dopo aver lanciato un’occhiata al padre, che lo guarda in un angolo della sala, incitandolo.

HANK: Sì, riproviamoci.

Tyler annuisce, Matthew si avvicina per aiutare il figlio a mettersi in piedi. Hank si aggrappa al corrimano, guarda entrambi, concentrato.

HANK: Ce la faccio.

Matthew capisce, si allontana, mentre Tyler gli rimane accanto, pur non tenendo la presa. Hank guarda avanti ed è allora che le vede, le bacchette della sua prima batteria appoggiate sul davanzale della finestra di fronte a lui. Rivolge un sorriso al padre, poi le guarda intensamente. Dopo quella che sembra un’eternità, riesce a convincere la gamba destra a fare un passo in avanti. La riappoggia al suolo, la sente cedere e cade a terra, Tyler non è abbastanza veloce da afferrarlo.

TYLER: Oddio, Hank, stai bene?

Mentre lo solleva vede le sue spalle tremare, pensa che il ragazzo stia piangendo.

TYLER: Hai fatto una cosa quasi impossibile amico, è nomale che…

Poi la sente distintamente. Una risata. Hank lo guarda ridendo e piangendo assieme, c’è gioia, vittoria, rivalsa nel suo sguardo. Perché sa che, anche se è uno solo, ha fatto un passo verso quelle bacchette.

 

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10 thoughts on “5×11 – IF YOU COULD SEE ME NOW

  1. Sono “contenta” che la puntata ti abbia emozionato <3 <3
    E sono contenta che tu la pensi come Nick, il suo è un pensiero profondamente mio, ma volevo che fosse lui a dirlo, anche se in CrossRoads sono diversi i personaggi che si sono aggrappati all'arte per rialzarsi.
    Nemmeno io mi sento di giudicare Ellie, sicuramente non è stato un comportamento giusto, ma non siamo sempre tutti giusti nella vita. Riguardo Jessy sono contenta che tu l'abbia nominata eheheh comunque la sua idea è proprio quella, lottare per se stessa e per le persone a cui tiene nello stesso tempo. Vedremo come andrà 🙂

  2. Ahahaah la gioia in questa puntata l’hai vista solo tu!
    Coppie che si mollano, funerali, depressione… Certo, alcuni personaggi si stanno rialzando, ma non può mica piovere sempre, no? 😉

  3. Troppe scene intense per non ritrovarsi a piangere. Di puntate di questo genere ne hai scritte tante, eppure ogni volta mi sorprendi, e non riesco a trattenere le lacrime. Non so come fai, ma il discorso di Nick mi è arrivato dritto al cuore. “La musica ti cura. Ti aiuta, ti protegge, ti supporta. La musica, e l’arte in generale, ti salva la vita.” Quante volte l’ho pensato, e ora io sono a tal punto grata e riconoscente agli artisti, di qualsiasi genere essi siano, musicisti, disegnatori, o scrittori. Mi sono chiesta spesso, cosa sarei senza di loro…
    Quindi, grazie. Grazie per queste parole e per la tua sensibilità, e per tutto l’impegno che hai messo e che stai mettendo in quest’opera. ♡
    Mi è piaciuta moltissimo la scena fra Ellie e il professore, ho apprezzato molto il modo di porsi del professore, e per quanto Ellie sia rimasta delusa dalle sue parole, lui le ha dato un grande aiuto.
    È stato bruttissimo vedere Mackenzie così sconvolta, ma nonostante questo, non mi sento in grado di dare addosso ad Ellie. Io, davvero, ho osservato tutta la scena, empatizzando con entrambe. Ora aspetto di vedere che tipo di scelta farà Ellie, perché questo dolore le servirà sicuramente per una sua crescita interiore.
    Jessy che va da Liz: mi ha sorpreso, e sono contenta che finalmente abbia preso una decisione, che voglia lottare per se stessa e anche per tutte le persone a lei care.
    Liz, mamma mia… la scena in cui scrive di getto sul margine bianco del giornale dà una fotografia così nitida di quello che prova, sono sicura che ce la farà ad affrontare tutto questo.
    Addison è simpaticissima ahah non vedo l’ora di scoprire qualcosa in più di lei, ma soprattutto di Logan: cosa nasconde? Davvero negli anni ha costruito muri così alti per sottrarre agli altri il suo vero io?
    La scena finale è splendida, così come quella in cui il padre parla con Hank: è incoraggiante scoprire legami familiari così forti. ♡ ♡

  4. Puntata soft la definirei, apparte il disastro di Mac e Ellie, meno universale di quello che mi aspettavo. Sembra la calma prima della tempesta, il livello tragico si è drasticamente abbassato lasciando spazio alla gioia di Nick e di Hank, mentre le ultime puntate si stanno invece avvicinando. Vuoi illudermi che la serie finirà con un lieto fine, e invece, colpirai alle spalle con un colpo di scena drammatico. Questa serie non è per deboli di cuore. Ansia.

  5. Su Ellie e Mackenzie hai ragione: sono state entrambe irrimediabilmente scosse, purtroppo ( o per fortuna?) cose del genere ti cambiano per sempre. E’ difficile poi tornare indietro. Che è un pò quello che è successo a Jessy e Justin, o a Liz ed Ethan. Vedremo cosa succederà.
    Sono commossa nel sapere che le frasi sull’arte le porterai nel cuore <3 Sono quelle che poterò anche io, insieme a tutto il senso generale di CrossRoads (che spero riuscirò a trasmettere avvicinandoci alla fine).

    Sono felice abbiate apprezzato tutti la scena finale: era una di quelle a cui mi ero affidata per dare in qualche modo speranza dopo una puntata così forte.

  6. Contenta che approviate (più o meno) tutte le scelte dei personaggi,o che perlomeno tentiate di capirli. Il pezzo al cimitero tra Nick e Beth è uno dei miei favoriti della coppia, ci tenevo venisse bene e sono contenta se così è stato 🙂
    Sei l’unico (per ora) che ha notato i riferimenti a Kath, i miei complimenti: ora non resta che aspettare giovedì per vedere come finisce la sua storia 🙂

  7. sono in catalessi post puntata. ogni episodio è un piccolo gioiello, credimi. tutte le frasi sul non mollare, sull’andare avanti nonostante tutto e quelle sulla musica e sull’arte in generale sono da incorniciare. perchè sono dannatamente vere 🙂 mi ricorderò di crossroads soprattutto per queste piccole ma grandi riflessioni oltre che per i suoi personaggi <3
    madonna…ora mi torna il magone.

    ma veniamo al sodo (non in ordine di preferenza):
    JESSY E JUSTIN: sono d'accordo sul mettere qualche centinaio di km tra loro. dai che Jessy forse si sta riprendendo. sarà stata l'eccitazione del momento, ma l'ho vista molto carica! vedremo! inoltre son molto curiosa di vedere come andrà la convivenza con Liz (che ha preso molto bene la rottura con Ethan :P)
    ELLIE E MACK (E TERRY): finalmente il face to face che aspettavo. vedere mackenzie così distrutta ha distrutto anche me. trovo veramente difficile pensare che potranno riunirsi. temo si sia chiuso un capitolo. 🙁
    NICK: con questa puntata Nick ha vinto tutto. è impossibile non affezzionarcisi. si merita tutto il bene del mondo. è entrato silenziosamente nel mondo di crossroads e ha finito col diventare uno dei migliori personaggi.
    HANK: <3 <3 <3 la scena finale è fantastica!! uno di quei momenti nei telefilm che ti toccano nel profondo, sul serio! dopo QUELLA scena tutti sanno che hank ce la farà!!! 😀

    ormai è diventato inutile votare le puntate. mi piacciono tutte.

  8. Ebbene si neppure il maltempo può fermare Crossroads! 🙂
    – Questa puntata inizia proprio bene, mettendoci subito degli interrogativi su quanto è successo a Kat !!!
    – Chi sa se Hank scriverà una nuova canzone per Liz?
    – Carina l’idea del cortometraggio di Ellie, ispirato a Liz. Mi è piaciuto molto anche il professore e il suo discorso alla ragazza, è molto interessante.
    – Come la chiamiamo questa nuova ship: Mackdison oppure Mackson? Il secondo potrebbe anche essere buono come nome del figlio che adotteranno! (ok, forse sto correndo un po’ troppo) 🙂
    – Tra i bei discorsi interessanti, metto anche quello di Jessy a Justin. Molto bella anche la scelta di andare ad aiutare la sua amica a New York.
    – Mi piace molto il pezzo scritto da Liz, che introduce l’arrivo di Mack in California. Penso sia una saggia riflessione e credo che anche nella vita vera sia proprio così. Aggiungerei che se non sono le persone, possono essere eventi o semplicemente il tempo, che forse con il suo scorrere inarrestabile è il più potente dei catalizzatori della vita.
    – Il pezzo che mi ha colpito di più indubbiamente è stato quello di Nick al cimitero, stupendo e perfetto. Dalla scena e dalle parole traspare tutta la tristezza e l’affetto di Nick per la madre e allo stesso tempo la battuta di Beth inserisce una scintilla di felicità, che ai miei occhi quella scintilla stava a rappresenta il futuro (o forse è solo un mio viaggio mentale). Secondo me azzeccatissimo anche la scelta del pezzo di sottofondo. Bello anche il discorso, durante il ritiro del premio, ma quello al cimitero mi ha emozionato moltissimo 🙂
    – Un’altra scena molto bella è quella delle bacchette sul davanzale della finestra, messe lì dal padre di Hank.
    Ora non vedo l’ora di leggere Second Chance per scoprire il destino della nostra Kat!
    🙂

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